UN’ALTRA AVVENTURA IN LIBIA?

UN’ ALTRA AVVENTURA IN LIBIA?

8 Marzo 2016

Ci stanno lusingando, gli altri Paesi, facendoci intravvedere l’incarico di dirigere le operazioni militari che si pensa di realizzare in Libia; nel contempo, ci chiedono di schierare almeno cinquemila uomini e di utilizzare ampiamente la base di Sigonella ed altri punti di partenza per i voli.

Amicizia, rispetto, considerazione per l’Italia? Tutt’altro; è il solito egoismo europeo (e non solo) che pensa di scaricare su di noi il peso di una guerra, mettendoci in primo piano. Sul tema, mi pare ovvio, deve pronunciarsi il Parlamento italiano, e speriamo che lo faccia con saggezza e serietà e senza cedere alle illusioni. Ci sia consentita – quantomeno – qualche considerazione, anzitutto fondata sull’articolo 11 della Costituzione, che è davvero molto difficile mettere da parte, perfino per i peggiori guerrafondai. Su questo, c’è ben poco da dire: basta leggere la norma e capirne il senso, tutt’altro che favorevole alle avventure.

Poi, c’è qualche osservazione di merito da fare, addirittura di una semplicità sconcertante. Siamo davvero, noi, i più adatti a compiere e addirittura dirigere certe operazioni militari in Libia? Io credo di no, e non solo perché è un Paese in cui, a suo tempo, ci siamo comportati tragicamente male, ma anche perché siamo i più “esposti”. Non vogliamo essere egoisti (e lo attestano l’umanità e la solidarietà che stiamo dimostrando, da anni, in Sicilia ed in particolare a Lampedusa); ma sarà permesso anche a noi di occuparci dei nostri interessi, così come stanno facendo – in modo spesso veramente deprecabile – molti Paesi europei.

Noi siamo a due passi dalla Libia; chi volesse fare un qualsiasi atto di ritorsione, potrebbe rifarsi su di noi con pochissima fatica e scarso impiego di mezzi. Qualcuno si ricorda del missile che sfiorò l’isola di Lampedusa? Allora, qui non è questione di egoismo; ma poiché l’ISIS va combattuto e sconfitto, sarebbe giusto decidere tutti insieme che altri Paesi, meno esposti, assumessero un ruolo determinante e preponderante. Tutto qui. Certo, fidarsi della comprensione degli altri, sarebbe addirittura ingenuo, ma far valere le nostre ragioni, a partire da quell’ostacolo pressoché insormontabile che è costituito dall’art. 11 della Costituzione (oltre alle altre ragioni di “ opportunità “ di cui ho parlato ), dovrebbe essere “ normale “: e dovrebbe – a mio avviso – essere imperniata su queste basi l’imprescindibile discussione in Parlamento.

Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi

8 MARZO

DEDICATO A BERTA CACARES E A TUTTE LE DONNE CHE VOGLIONO SALVARE IL MONDO

 

Berta Cacares, attivista per la difesa dei diritti umani, coordinatrice dei popoli indigeni dell’ Honduras, la sua figura era diventata un punto di riferimento in tutto il mondo, per aver difeso la causa dei popoli indigeni del suo Paese anche presso la Corte europea di Strassburgo, presso la Banca Mondiale e in Vaticano.

Più volte minacciata di morte, è stata  uccisa il 3 marzo scorso nella sua casa a La Esperanza.

Nel 2015 aveva vinto il prestigioso premio Goldman Prize per essersi battuta contro la costruzione del complesso idroelettrico Agua Zarca, previsto sul Rio Gualcarque, un fiume sacro nella cosmogonia Lenca, che costituisce una fondamentale risorsa idrica per circa 600 famiglie che vivono nella foresta pluviale nella zona nord-occidentale dell’ Honduras.

“Stiamo affrontando grandi mostri”, aveva detto Berta dieci anni fa. “Non è facile, ma non è nemmeno impossibile. Abbiamo delle responsabilità storiche, e tra queste c’è far sapere a tutti che siamo un popolo fiero, che ha resistito in ogni modo”.

A Berta Cacares va oggi il nostro commosso ricordo.

L’ IMPEGNO DELL’ ANPI CONTRO IL NEOFASCISMO

Su richiesta dell’ Anpi Nazionale, a proposito dell’impegno da prendere per combattere e sconfiggere l’ insorgere del neofascismo in Italia, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha accolto la richiesta di colloquio col Presidente nazionale dell’ANPI e con la Presidente dell’Istituto Alcide Cervi. Ovviamente, il documento sarà pubblicato subito dopo l’ incontro.
 

Come si ricorderà, il 9 gennaio, abbiamo tenuto un importante Seminario, a Gattatico, insieme all’Istituto Cervi sul tema “Per uno Stato pienamente antifascista”. Abbiamo raccolto opinioni su ciò che occorrerebbe fare, in diversi campi, soprattutto da parte delle Istituzioni, per rendere questo Stato più aderente alle linee che si estraggono con facilità da tutto il contesto della Carta costituzionale. C’eravamo impegnati a raccogliere in un documento tutto ciò che
era emerso nel Seminario; il documento è stato prodotto, a cura del Presidente dell’Istituto Cervi e del Presidente nazionale dell’ANPI.

Si tratta di un documento diviso in due parti, di cui la prima è
di “ragionamento” e la seconda di proposte concrete. Mi auguro sinceramente che si possa fare presto e bene, perché sbaglia chi sottovaluta questa tematica, non solo per la stessa inammissibilità di certi fenomeni a fronte di una Carta costituzionale democratica e antifascista, ma anche perché non abbiamo mai cessato di ricordare a tutti che la storia si può ripetere, magari in forma diversa,
ma si può ripetere.

Carlo Smuraglia

ITALICUM SOLO ALLA CAMERA

L’ ITALICUM SI APPLICHERA’ SOLO ALLA CAMERA

Intanto abbiamo segnato l’1 a 0, ma possiamo puntare a un risultato finale di 14 a 0. Confidiamo cioè che tutti i quattordici motivi di incostituzionalità della legge elettorale possano essere oggetto di ordinanza alla Corte Costituzionale. Dove ci sono minoranze linguistiche consistenti c’è un motivo in più dei tredici di Messina. La legge elettorale privilegia le minoranze filogovernative, quella tedesca dell’Alto Adige e la francese della Valle d’Aosta, malgrado che si chiami Italicum.

In quelle Regioni (ne beneficia anche l’italianissima Trento) si eleggono i deputati in collegi uninominali al primo turno, e poi al secondo si decide come devono essere governati gli altri 60 milioni di italiani. È già successo nel 2013, quando lo 0,40% della SVP attribuì la vittoria alla camera alla coalizione Italia Bene Comune.

 Grazie all’abnegazione di colleghi come Vincenzo Palumbo è stato possibile presentare ricorsi simili in 18 tribunali e altri sette sono in cantiere: qui non c’era spazio per mugnai tedeschi che erano sicuri di trovare un giudice a Berlino, anche contro il Kaiser. Non si poteva rischiare di aspettare sei anni una Cassazione che mandasse la legge alla Consulta. Legge elettorale maggioritaria e revisione costituzionale, pilotata dal governo, creano una miscela pericolosa per la democrazia nel nostro paese. L’informazione è a senso unico e le televisioni, tutte, a differenza dei giornali, non hanno chiesto notizia al gruppo di avvocati antitalikum o al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale nel cui ambito è stato creato.

Nell’ordinanza del Tribunale di Messina si parla di vulnus al principio di rappresentanza territoriale. I deputati da eleggere con l’abnorme premio di maggioranza del 54% dei seggi sono distribuiti sul territorio nazionale da un algoritmo e non dalle scelte degli elettori. Il premio di maggioranza non risponde ai principi della rappresentanza democratica. Il premio è uguale per la lista che al primo turno superi il 40% dei voti validi e quella che vinca il ballottaggio, cui è stata ammessa senza una soglia minima in percentuale di voti al primo turno. Con i capilista ad elezione assicurata, anche con un solo eletto, non è assicurata una scelta libera e diretta dei deputati. Il tribunale ha poi rimesso alla Corte Costituzionale un ultimo residuo del Porcellum, le soglie di accesso al senato, pari all’8% per le liste e al 20% per le coalizioni. Infine ha ritenuto irragionevole che a costituzione invariata si fosse licenziata una legge elettorale per la sola camera dei deputati.

Le prime reazioni sono rabbiose. Alfano minaccia un referendum costituzionale insieme con le amministrative del 12 giugno, dopo che avevano negato l’abbinamento con il No-Triv. Per vincere il referendum hanno bisogno che non ci sia informazione dei cittadini. Arrivare a ottobre potrebbe cambiare gli umori dell’opinione pubblica. Dopo aver ottenuto il consenso dei deputati e senatori nominati con la promessa di elezioni nel 2018, ora vorranno votare prima che si pronunci la Corte Costituzionale: un golpe bianco.

 

 il manifesto, 25 febbraio 2016