CASSON NO ALL’ APPLICAZIONE DEL CANGURO

Dal sito Libertà e Giustizia del 30 luglio 2014

CASSON: NO ALL’APPLICAZIONE DEL CANGURO

Senato della Repubblica: dal resoconto della 294ª seduta pubblica di martedı` 29 luglio 2014, l’intervento di Felice Casson. “Signor Presidente, intervengo sull’ordine dei lavori. Prima della sospensione, tra le varie cose segnalate dalla senatrice De Petris, c’era un punto che aveva colpito la mia attenzione in particolar modo. Mi riferisco all’applicazione della normativa del cosiddetto canguro, in analogia con la normativa della Camera dei deputati. Mi pare di avere capito – se non ho capito faccio ammenda fin d’ora – che lei abbia fatto riferimento agli articoli 85 e 85-bis del Regolamento della Camera dei deputati per quanto concerne la possibilità di applicare per analogia la cosiddetta regola del canguro anche al Senato.
“……credo sarebbe utile leggere anche le norme, soprattutto per chi ha fatto il magistrato per una vita. L’articolo 85-bis del Regolamento della Camera, al quarto comma, recita: «Le disposizioni di cui all’ultimo periodo del comma 8 dell’articolo 85 non si applicano nella discussione dei progetti di legge costituzionali e di quelli di cui all’articolo (…)». Questa norma è chiarissima e non ha bisogno di interpretazione perché in claris non fit interpretatio. Mi chiedo come faccia il Presidente del Senato a non applicare una norma del genere. Mi permetto di dire che siamo di fronte ad una pessima conduzione dei lavori di questa Aula.

GAZA: INTERVENGA IL GOVERNO

Su Gaza il governo italiano intervenga

 

La Segreteria nazionale, confermando e facendo propria la dichiarazione formulata dal Presidente nella news-letter 129 del 22 luglio, a proposito di quanto sta accadendo in Medio Oriente, nella striscia di Gaza:

manifesta la deplorazione più viva per gli attacchi violenti e indiscriminati da parte di Israele (l’ultimo ieri contro una struttura dell’ONU), che vanno a colpire tragicamente la popolazione civile con un numero ormai elevato di vittime, anche fra donne e bambini;

ricorda la dichiarazione dell’ONU che denuncia anche crimini contro l’umanità;

chiede che l’U.E. e, in primo luogo, il Governo italiano, assumano una posizione precisa in favore: a) di un immediato cessate il fuoco, duraturo, da entrambe le parti; b) per il riconoscimento dello Stato della Palestina al pari di quello di Israele; c) contro ogni forma di violazione dei diritti umani, di chiunque, in quella delicatissima area.

SMURAGLIA: NO ALLA GHIGLIOTTINA

Riforma del Senato: no alla “ghigliottina”

 

Non posso assolutamente tacere di fronte al fatto che al Senato si sia deciso di imporre la cosiddetta “ghigliottina” sulla discussione in atto sulla riforma del Senato, fissando il voto conclusivo, quale che sia lo stato dei lavori a quel momento, all’8 agosto.

È un fatto che considero molto grave (non ho tempo né modo di concordare queste dichiarazioni con la Segreteria e quindi me ne assumo la personale responsabilità), che dimostra ancora una volta che non si è compreso che la Costituzione e le norme che tendono a modificarla non sono leggi come le altre, ma fanno parte di quel complesso normativo che è la base di tutto il sistema e della stessa convivenza civile.

Se la Costituzione impone maggioranze molto qualificate per l’approvazione delle modifiche, se vuole due letture consecutive da parte di ogni Camera, se prevede che tra la prima e la seconda lettura ci deve essere uno spazio “di riflessione” di tre mesi, questo significa che si vuole una discussione approfondita, su tutti i temi, che ciascuno possa riflettere, decidere, votare (anche secondo coscienza), che vi sia dibattito, confronto e meditazione. Non è concepibile imporre, in questo contesto, una “tagliola”, fissare dei tempi stretti e inderogabili per l’approvazione. Altrimenti, sarebbe vanificato proprio lo sforzo del legislatore costituente di fissare quella serie di regole che ho indicato prima.

La “ghigliottina” è strumento delicato ed eccezionale per qualsiasi legge; ma, a mio parere, è addirittura improponibile ed inammissibile per leggi di modifica costituzionale.

Si obietta che ci sono moltissimi emendamenti e c’è chi fa l’ostruzionismo. La risposta è facile: nella prassi parlamentare sono notissimi anche gli strumenti più volte adottati, nel tempo, per contrastarlo; ma sono strumenti tipicamente collegati ad una prassi “ordinaria”, totalmente diversi dalla ghigliottina, che è – e resta – strumento eccezionalissimo e in ogni caso mai applicabile alle modifiche costituzionali. Perché, dunque, ricorrere proprio allo strumento peggiore e inammissibile (nel caso specifico), in una materia così delicata? Davvero, gli spazi della democrazia, in questo modo, si riducono ancora una volta, tanto più che stiamo parlando di un provvedimento di riforma costituzionale che, inusualmente per questa materia, proviene dal Governo e di una data che per primo ha fissato il Presidente del Consiglio, dunque di un passivo adeguamento almeno di alcuni gruppi parlamentari alla volontà dell’esecutivo.

Tutto questo non va bene , non è assolutamente accettabile e delinea prospettive, per il futuro, quanto mai preoccupanti. 

Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi

L’ UNITA’ DEVE VIVERE

NOTE DALLA SEGRETERIA NAZIONALE

L’Unità deve vivere

 

L’Unità deve vivere.

Infatti, in una nota della segreteria nazionale, l’ANPI considera “non solo dolorosa, ma anche grave la chiusura de l’Unità per il danno che arrecherà all’informazione democratica e antifascista”.

“Un fatto che evidentemente non è stato tenuto nel dovuto conto da chi aveva la responsabilità di mettere in campo tutti gli strumenti utili per il superamento della crisi. Nell’auspicare e raccomandare, quindi, il massimo sforzo per un rapido riavvio della pubblicazione, giunga la solidarietà della nostra Associazione ai giornalisti e all’intero organico operativo che in questi ultimi mesi hanno dato prova di grande passione e profondo senso di responsabilità garantendo l’uscita del quotidiano pur senza percepire stipendio”.

RIFORME COSTITUZIONALI – DOCUMENTO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE

DOCUMENTO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI SULLA PETIZIONE AVVIATA DA UN QUOTIDIANO RIGUARDANTE LE RIFORME COSTITUZIONALI

 

La segreteria nazionale dell’ANPI, presa visione della petizione lanciata da un quotidiano sul tema delle riforme istituzionali:

 

 

rileva che – ancora una volta – a fronte di una proposta ripetutamente avanzata dall’ ANPI a procedere – in una materia così delicata e importante – in modo unitario e preventivamente concordato, si procede con iniziative isolate e comunque non discusse, col risultato di produrre divisioni e dispersioni di forze anziché unitarietà di intenti ed efficacia di azione;

 

 

osserva tuttavia che, a prescindere dal tono e da alcune espressioni che non appaiono condivisibili, nella sostanza e nei vari aspetti la petizione si sofferma su temi e richieste che coincidono con quanto l’ANPI, a partire dalla manifestazione all’Eliseo del 29 aprile 2014 e fino a ripetute dichiarazioni, prese di posizione e appelli ai Senatori, sia per quanto riguarda la riforma del Senato, sia per ciò che attinge alla legge elettorale, sia – infine – per altre proposte governative restrittive della partecipazione democratica quali l’aumento delle firme per il referendum e l’iniziativa legislativa popolare, oltre alla reiterata pretesa del Governo di dettare l’agenda e i tempi del Parlamento;

 

 

richiama quanto contenuto nei documenti dell’ANPI del 29 aprile e successivi e nelle dichiarazioni del Presidente Smuraglia contenute in particolare nel numero 123 della news letter nazionale ANPInews, nonché dei messaggi inviati ai Senatori in data 21 giugno e 1 luglio;

 

 

rimette alla decisione di ciascuno degli appartenenti all’Associazione, di aderire o meno a documenti che non contrastino, nella sostanza, con la linea e le proposte adottate dagli organismi dirigenti nazionali;

 

 

torna ancora una volta a proporre di condurre una battaglia unitaria sui temi delle riforme costituzionali, della legge elettorale e della rappresentanza, con iniziative concordate, che attribuiscano maggior forza e compattezza all’impegno per difendere e sostenere i diritti dei cittadini ad esprimere liberamente il proprio pensiero e la propria volontà e ad esercitare la sovranità popolare nelle forme previste da una Costituzione fondata – appunto – sulla democrazia rappresentativa.

Roma, 25 luglio 2014

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/16/contro-i-ladri-di-democrazia-no-al-parlamento-dei-nominati-e-alluomo-solo-al-comando/1062498/