LECCO – 27 FEBBRAIO, ORE 21

Le elezioni vi hanno deluso?
Coraggio, si riparte!
Venite tutti stasera a sentire una voce libera, che si batte contro la corruzione e il malaffare.
LE BATTAGLIE NON SI PERDONO
SI VINCONO SEMPRE
E. Che Guevara
Mercoledì 27 febbraio, ore 21

Sala Ticozzi – Via Ongania, Lecco

ingresso libero

presentazione del libro

FORTI CON I DEBOLI

Il potere è senza controllo, la corruzione dilaga e al disagio si risponde con la repressione. L’analisi impietosa e l’allarme di un protagonista degli ultimi quarant’anni di magistratura.


dibattito pubblico con l’autore
LIVIO PEPINO
magistrato fino al 2010, già presidente di Magistratura democratica e componente del Csm, è oggi responsabile delle Edizioni Gruppo Abele, direttore della rivista “Questione giustizia”


Pressati da vent’anni di campagne mediatiche da parte di una destra ostile e di una sinistra che sembra unita solo nell’appoggio alla magistratura, pensiamo che l’amministrazione della giustizia sia oggi votata al controllo dei poteri forti e resti a volte l’unico argine di fronte all’arroganza della politica: abbiamo sotto gli occhi maxi processi di mafia, inchieste sulla corruzione, indagini sulle condizioni di lavoro… Ma forse si tratta solo di un’illusione. In quest’analisi lucida e senza sconti Livio Pepino, protagonista di quarant’anni di magistratura nel nostro Paese, spiega come, a dispetto di quanto ci viene raccontato, i risultati della giustizia nel contrasto dei poteri forti sono in realtà assai ridotti e, nell’ultimo decennio, in costante diminuzione. Al contrario, nel generale disinteresse, le carceri continuano a riempirsi delle fasce più deboli della società: migranti, tossicodipendenti, manifestanti senza copertura politica. Una deriva autoritaria che sembrava superata e che sta invece tornando con forza. Pepino lancia così un allarme di estrema serietà: perché si può e si deve immaginare una giustizia davvero uguale. È un obiettivo che riguarda tutti noi.

PALESTINA

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Cresce la protesta per la morte di Arafat Jaradat

Gerusalemme, 25 febbraio 2013, Nena News – E’ alta la tensione in Cisgiordania, in particolare nella zona di Hebron dove oggi si terranno i funerali di Arafat Jaradat, il palestinese di 35 anni morto due giorni fa nella prigione Megiddo in circostanze non ancora chiarite. L’autopsia effettuata ieri, secondo il rapporto fatto dai medici israeliani, non ha rivelato segni di violenza sul corpo di Jaradat ma neppure della malattia cardiaca che ne avrebbe provocato la morte.

Per i palestinesi invece il detenuto era stato picchiato e torturato da chi lo ha interrogato dopo il suo arresto. Qadura Fares, dell’associzone dei prigionieri, ha detto che il medico legale palestinese che ha assistito all’autopsia ha riferito di aver riscontrato ferite e contusioni che non lascerebbero dubbi sulle sevizie e percosse inferte a Jaradat. Anche il padre del detenuto che ha visto il corpo ha detto che il figlio è stato picchiato.

L’accaduto ha subito infiammato la Cisgiordania dove già da alcune settimane si ripetono manifestazioni e raduni in appoggio a Samer Issawi e altri tre prigionieri palestinesi che attuano lo sciopero della fame ad oltranza. A Hebron e alla periferia di Betlemme e Ramallah sono divampati scontri violenti tra gruppi di giovani e soldati israeliani che hanno provocato diversi feriti. Oltre 4mila detenuti palestinesi hanno rifiutato il cibo in segno di protesta per la morte di Jaradat.

La stampa dello Stato ebraico già parla di Terza Intifada palestinese ed è intervenuto il premier Netanyahu che chiesto, di fatto intimato, al presidente palestinese Mahmud Abbas di arginare le proteste e di ricordarsi “che è compito dell’Autorità nazionale palestinese mantenere l’ordine” (nei Territori occupati). E per allentare la tensione il primo ministro ha autorizzato il trasferimento al governo di Salam Fayyad di 100 milioni di dollari palestinesi che aveva congelato dopo l’accoglimento della Palestina alle Nazioni Unite.

“Concessioni” che forse accontenteranno la leadership dell’Anp ma non la popolazione palestinese sotto occupazione militare che sta dando sfogo ad una frustrazione che cova da lungo tempo.

Fonte: http://nena-news.globalist.it

LETTERA DI UNA SENATRICE PDL AD UN PARROCO

Ho meditato prima di pubblicare questa lettera ( e relativa risposta), che poco ci “azzecca” con la Resistenza, ma credo di fare cosa a farla circolare, giusta in quanto stimola in noi alcune importanti riflessioni…

E.G.

Mando la “lettera pastorale” della sen. Ada Spadoni (PDL) e la relativa risposta, dovuta, considerato il fatto che la senatrice si è rivolta a tutti i preti dell’Umbria in quanto pastori e sollevando strumentalmente solo alcuni dei temi etici che sono oggetto della riflessione cristiana con la chiara richiesta di un sostegno politico dei preti stessi e delle comunità cristiane.
don Gianfranco Formenton

 
LA LETTERA DELLA SENATRICE

Perugia, 8 febbraio 2013
Gentile Parroco,
/mi sono decisa a scrivere questa lettera ai pastori del popolo cristiano dell’Umbria perché, dopo cinque anni trascorsi in Senato, so con certezza che nei primi mesi della prossima legislatura dovranno essere affrontati in Parlamento parecchi argomenti che riguardano temi etici importanti e delicatissimi. Mi riferisco, tra le altre, alle disposizioni sul “fine vita” (chi non ricorda il caso Englaro), alla legge sul matrimonio per le coppie omosessuali, all’adozione di bambini nelle stesse coppie omosessuali, alle problematiche sull’uso degli embrioni, all’apertura all’aborto eugenetico (che, di fatto, si va già diffondendo).

 
In Parlamento, lo scorso anno, ho costituito, assieme ad altri colleghi, l’Associazione parlamentare per la Vita. Una Associazione che è stata un baluardo contro ogni attacco volto a modificare in senso negativo la nostra legislazione. Malgrado ciò recenti orientamenti dei giudici hanno intaccato lo stesso dettato costituzionale in tema di famiglia, di adozioni e di fine vita.

 
Immagino che sulla politica economica del mio partito non tutto possa essere pienamente condivisibile e che, magari, alcuni preferiscano soluzioni diverse da quelle che abbiamo proposto o che abbiamo in programma di fare. Sui temi etici però, a differenza di altri partiti, il PdL è stato sempre unito e coerente, perché composto da molti cattolici e da altri che si definiscono ‘laici adulti’, la cui formazione culturale e politica è in ogni caso improntata al rispetto di tutti i valori non negoziabili.

Se di politica economica si può discutere – ma io ho sempre lottato per orientare al bene comune l’azione dello Stato – su queste tematiche non ci sarà possibilità di mediazione. Mediare significherebbe comunque accettare che, prima o poi, si compia un’escalation che ha come traguardo la modificazione dei valori di fondo della nostra società, da ultima, per usare la denuncia dei vescovi spagnoli, ‘la separazione della sessualità dalla persona: non più maschio e femmina, ma il sesso sarebbe un dato anatomico senza rilevanza antropologica.’

 
È necessario che nel futuro Parlamento ci sia un numero di persone sufficienti a non far passare leggi contro la famiglia, l’uomo e la sua vita. Io mi sono impegnata e mi impegnerò in questo senso. Per questo chiedo anche il Suo sostegno e ringrazio per tutto quello che riterrà di fare.
Devotamente saluto,
Ada Urbani
candidata PdL al senato
www.adaurbani.it

 
LA RISPOSTA DI DON GIANFRANCO FORMENTON
Spoleto 12 febbraio 2013
Gentile Senatrice,
ho ricevuto la sua lettera “ai pastori del popolo cristiano dell’Umbria” e ho deciso di risponderle in quanto “pastore” di una parte di questo popolo al quale recentemente il Card. Bagnasco ha raccomandato, dopo alcune eclatanti ed astrali promesse elettorali, di non farsi “abbindolare”.
Vedo che nella sua lettera lei parla in gran parte dei cosiddetti “temi etici” che lei riferisce unicamente ai luoghi comuni che tutti i politici in cerca di voti e consensi toccano quando si rivolgono ai cattolici: il fine vita, le unioni omosessuali, gli embrioni, l’aborto…
La ringrazio anche per la citazione dei vescovi spagnoli e per il suo impegno per la formazione culturale e politica improntata al rispetto di tutti i valori non negoziabili.

 
Ma rivolgendosi ai “pastori del popolo cristiano” lei dovrebbe ricordare che tra i valori non negoziabili nella vita, nella vita cristiana e soprattutto in politica entrano tutta una serie di comportamenti di vita, di etica pubblica e di testimonianza sui quali non mi sembra che il partito di cui lei fa parte né gli alleati che si è scelto siano pienamente consapevoli.

 
Sarebbe bello stendere un velo pietoso su tutto ciò che riguarda il capo del suo partito sul quale non credo ci siano parole sufficienti per stigmatizzarne i comportamenti, le esternazioni, le attitudini pruriginose, le cafonerie, le volgarità verbali che costituiscono tutto il panorama di disvalori che tutti i pastori del popolo cristiano cercano di indicare come immorali agli adulti cristiani e dai quali cercano di preservare le nuove generazioni.

 
Sarebbe bello ma i pastori non possono farlo perché lo spettacolo indecoroso del suo capo è stato anche una vera e propria “modificazione dei valori di fondo della nostra società” (come lei dice) operata anche grazie allo strapotere mediatico che ha realizzato una vera e propria rivoluzione (questa sì che gli è riuscita) secondo la quale oramai il relativismo morale, tanto condannato dalla Chiesa, è diventato realtà. Concordo con lei, su questo “mediare significherebbe accettare”.

 
Un’idea di vita irreale ha devastato le coscienze e i comportamenti dei nostri giovani che hanno smesso di sognare sogni nobili e si sono adagiati sugli sculettamenti delle veline, sui discorsi vacui nei pomeriggi televisivi, sui giochi idioti del fine pomeriggio e su una visione rampante e  furbesca della politica fatta di igieniste dentali, di figli di boss nordisti, e pregiudicati che dobbiamo chiamare onorevoli.

 
Oltre a questo lei siederà nel Senato della Repubblica insieme a tutta una serie di personaggi che coltivano ideologie razziste, populiste, fasciste che sono assolutamente anti cristiane, anti evangeliche, anti umane. Mi consenta di dirle francamente che il Vangelo che i pastori annunciano al popolo cristiano non ha nulla a che vedere con ideologie che contrappongono gli uomini in base alle razze, alle etnie, alle latitudini, ai soldi… e, mi creda, mentre nel Vangelo non c’è una sola parola sulle unioni omosessuali, sul fine vita e sull’aborto… sulle discriminazioni, sul rifiuto della violenza e su una visione degli altri come fratelli e non come nemici ci sono monumenti innalzati alla tolleranza, alla non violenza, all’accoglienza dello straniero, al rifiuto delle logiche della furbizia e del potere.

 
Mi dispiace, gentile senatrice, ma non riterrò di fare qualcosa né per lei, né per il suo partito, né per i vostri alleati, anzi. Se qualcosa farò anche in queste elezioni questo non sarà certo di suggerire alle pecorelle del mio gregge di votare per quelli che mi scrivono lettere esibendo presunte credenziali di cattolicità.

 
Mi sforzerò, come raccomanda il cardinale, di mettere in guardia tutti e di non farsi abbindolare da certi ex-leoni diventati candidi agnelli. Se le posso dare un consiglio, desista da questa vecchia pratica democristiana di scrivere ai preti solo in campagna elettorale e consigli il suo capo di seguire l’esempio fulgido del Papa. Sarebbe una vera opera di misericordia nei confronti di questo popolo.

don Gianfranco Formenton

UN VOTO ANTIFASCISTA PER GUARDARE AVANTI

Un voto antifascista per guardare avanti

Ci siamo. Il 24 e il 25 la parola passa alle urne. Che cosa diranno saremo noi a stabilirlo. Con il nostro voto. Che, come sempre,  soggettivamente, rappresenterà, insieme, una speranza e una preoccupazione.

Ma, si sa, le elezioni sono un gioco di squadra. L’individuo declina un desiderio, la collettività lo sancisce o lo nega, a maggioranza.
E’ la democrazia, appunto. Che come cantava Gaber è innanzitutto partecipazione.

Già, nessun voto vada disperso. L’Anpi il suo appello lo ha lanciato chiaro e forte. Un voto per rigenerare un Paese sfiduciato, confuso, stressato. In una sola parola in crisi. Non solo economica, anche d’identità.

Un voto per quella democrazia vera che non può nutrirsi di spot fasulli che, anzi, la intossicano. Un voto per dare forza a quell’antifascismo che è l’architrave della nostra Repubblica, quella nata dalla resistenza.

No, non credete a chi per strappare un voto dice che dopo tanti anni ormai tutto è cambiato, che bisogna guardare avanti non indietro. Attenti a chi lo dice perchè sono proprio loro che guardano a quel passato, che hanno tentato in tutti i modi di recuperare, di truccarlo, con l’obietttivo, come si dice oggi, di “sdoganarlo”.

Quel passato invece – non dimentichiamolo mai – rievoca una storia drammatica e disperata del nostro Paese: un Italia senza libertà, con le leggi razziali, con centinaia di migliaia di giovani mandati a morire in guerre ingiuste, con una popolazione civile stremata dalla fame, dalle distruzioni, dai lutti.

In realtà, sono proprio loro, i finti quanto interessati “modernisti”,  che guardano all’indietro.  Chi crede nei valori della libertà e della democrazia guardava avanti allora e guarda avanti oggi.

Sia chiaro, riconoscere quanti pensano con la testa girata all’indietro non è difficile. C’è chi ha preso una netta posizione antifascista e chi no. Guardate chi ha sottoscritto l’appello dell’Anpi e troverete una risposta. Bersani, Vendola, Ingroia, lo hanno fatto.

Non ci troverete nè Berlusconi, nè Maroni, nè La Russa. Nè Monti. E nemmeno Beppe Grillo.

Mi. Urb.

APPELLO DELL’ANPI DI COMO PER IL VOTO

Per un’Italia rinnovata, nei valori dell’Antifascismo, della Resistenza e della Costituzione.


“Non è il Paese che avevamo sognato”, abbiamo detto più volte – in questi anni – e ora, nell’imminenza delle elezioni politiche, c’è la seria speranza e la concreta possibilità di vedere realizzato quel sogno per cui tanti antifascisti, partigiani e cittadini si sacrificarono e morirono; di colmare il baratro che si è creato tra cittadini, istituzioni e politica; di riavvicinare il Paese a quegli ideali che furono alla base della Resistenza e, in seguito, della Costituzione.

L’ANPI, dunque – in assoluta indipendenza e autonomia rispetto ai programmi che ognuno dei partiti riterrà di prospettare agli elettori – ritiene di riaffermare alcuni principi fondamentali per il futuro della democrazia, rivolgendosi ai partiti, alle istituzioni, ai cittadini, con l’autorevolezza che deriva dalla propria storia e dal suo impegno quotidiano, nella ferma convinzione che è indispensabile ritrovare un fondamento comune – come quello che fu alla base del lavoro dell’Assemblea Costituente – almeno su alcuni principi e su alcuni valori di fondo, tra i quali meritano di essere indicati:

il rigore morale, nel pubblico e nel privato;

la correttezza e la dignità, nella politica e nel vivere civile;

la trasparenza nell’attività delle Istituzioni;

la “buona politica”, nel contesto della funzione che l’art. 49 della Costituzione assegna ai partiti;

l’impegno contro ogni forma di corruzione;

l’impegno diffuso contro ogni tipo di mafia e contro ogni tipo di connessione tra criminalità organizzata e politica;

il rispetto nei rapporti tra i partiti e fra i singoli cittadini;

l’impegno diffuso contro ogni tipo di razzismo e di discriminazione e contro ogni rigurgito di fascismo e di nazismo;

il lavoro, in particolare per i giovani. La Repubblica italiana è “fondata sul lavoro ” e dunque proprio nella realizzazione di questo principio deve ravvisarsi la priorità assoluta dell’azione pubblica e privata; perché senza lavoro, senza opportunità di lavoro, senza dignità e sicurezza  nel lavoro, viene meno quello stesso sviluppo della persona umana;

libertà, uguaglianza e dignità per le donne, delle quali va garantita la pari opportunità nell’accesso al lavoro e ai posti di responsabilità e per le quali va messa in atto una forte campagna contro ogni forma di violenza anche domestica.

Chiediamo dunque ai partiti di assumere un solenne impegno, sui principi e sui valori qui sopra elencati.

Rivolgiamo anche un appello alle cittadine e ai cittadini  perché facciano in concreto quanto necessario per il rinnovamento del Paese, rendendosi conto che la sovranità popolare non ha senso alcuno se i titolari non la esercitano. Da ciò un invito forte alla partecipazione  ed alla manifestazione della propria volontà attraverso il voto: rinunciare a manifestare la propria volontà, significa rinunciare a creare per se stessi, per i figli, per i nipoti, per le generazioni future, un avvenire di pace, di serenità e di giustizia sociale.

ANPI, sezione di Como.