ITALICUM – RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE

Da ” Il Fatto Quotidiano” del 29 aprile 2015

 

ITALICUM: RESISTERE, RESISTERE. RESISTERE

 

Abbiamo appena celebrato il 70° compleanno della Liberazionee due giorni dopo ci troviamo in piazza a difenderla da chi l’altro ieri l’ha insultata, festeggiandola con la retorica di rito con ghirlande e alloro.

 

Ci vogliamo distinguere da costoro che svuotano la Resistenza, aboliscono la Liberazione, stravolgono la Carta Costituzionale che gli vieta di fare quello che stanno facendo e scegliamo di stare dalla parte della dignità e della legalità, difendendo la nostra sovranità popolare e rifiutando ogni forma di delega in bianco. Chi delega diventa complice e còrreo, chi si disinteressa lascia spazio agli incompetenti, ai corrotti e ai maneggioni. Non è più tempo di mugugno, ora è tempo di resistenza.

 

Sì, vogliamo resistere al governo Renzi e a chi lo ha sostenuto fino a ieri e continua a sostenerlo, per il sopruso che sta commettendo in faccia al popolo italiano. La legge elettorale e la riforma della Costituzione non sono materia di governo, ma appartengono di diritto al Parlamento; non a questo Parlamento che la Corte Costituzionale, dichiarando illegittima la «legge porcata» che l’ha eletto, ha dichiarato anche, indirettamente, che esso è pure illegittimo. Questo Parlamento, pertanto, non può votarené la legge elettorale né la riforma costituzionale.

 

Per la prima volta in Italia ci troviamo di fronte ad un’offesa diretta alla democrazia: il presidente del Consiglio dei Ministri non è stato eletto da alcuno; il suo governo meno ancora, il Parlamento è composto da nominati dai partiti, ma non dal popolo sovrano, il quale, esautorato, non ha potuto esercitare la propria sovranità nelle forme previste dalla Costituzione. L’Italia oggi è fuori legge per colpa di una massa di indegni che rappresentano solo se stessi e i 20 mila euro mensili che si beccano alla faccia nostra.

 

Se passa questa doppia porcata, detta eufemisticamente Italicum e contro-riforma costituzionale, la Camera dei Deputati non solo aumenterà di numero, ma non sarà mai più eletta. Essa, inoltre, sarà alla mercé del governo che farà eleggere solo chi garantirà obbedienza pronta, cieca e assoluta, precipitando in pieno fascismo. Il Parlamento è già oggi quello che voleva fosse Mussolini, come dichiarò nel suo discorso d’insediamento da Presidente del Consiglio, il 16-11-1922: “Quest’aula sorda e grigia, bivacco di manipoli”. Ciò accade a 70 anni dalla Liberazione non più per mano di Mussolini, ma del Pd e di un Presidente del Consiglio non eletto che sta modificando le istituzioni nate dalla Resistenza in nome del suo personale potere.

 

Se passa questo mostro renziano, colpevole il Pd, minoranza del ‘penultimatum’ compresa, responsabili primari di questo scempio e stupro, si modifica l’assetto democratico e istituzionale. Prevale la forza del governo sia sul Parlamento sia sulla magistratura, eliminando così i tre classici poteri bilanciati: legislativo, esecutivo, giudiziario. Un governo che condiziona il Parlamentoè una struttura di potere che sottomette ogni dissenso ed elimina ogni contrappeso, per cui la magistratura sarà, di fatto, eliminata o asservita, perché condizionata dalle leggi votate da un Parlamento succube del governo.

 

Se passa questa legge ignobile e immorale, si realizza in Italia il Piano di Rinascita Democratica dellaP2 di Licio Gelli, di Berlusconi e della Massoneria. È triste prendere atto che oggi tutto ciò è opera di coloro che si dichiarano eredi di De Gasperi, di Moro, di Berlinguer, di Pertini e che due giorni fa passeggiavano facendo finta di onorare la Resistenza e la Liberazione. Renzi è l’erede in quanto figlio naturale di primo letto del narcisista che ha rovinato l’Italia con la nostra ignavia.

 

Renzi e Berlusconi sono la stessa versione, più aggiornata e meno impresentabile. Fanfarona, indecente, ignobile e anticostituzionale e antidemocratica. Con la riforma costituzionale è abolito il Senato che diventa il giaciglio di riposo per i servi fedeli dei partiti, parcheggiati nelle Regioni e nei Comuni. Non diminuirà nemmeno il costo perché il gettone di presenza e le spese di viaggio e di residenza saranno tutte a nostro carico. Non possiamo permetterlo, non dobbiamo tollerarlo.

 

Se passa la riforma della legge elettorale, è eliminato l’articolo 1 della Carta Costituzionale che, lapidario, in quindici parole, al comma 2, afferma: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». È eliminato l’art. 48 che attua il primo: «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico».

 

Il governo Renzi, il Pd e il parlamento ci stanno espropriando non solo dei diritti, ma anche dei doveri perché il voto è un dovere civico al quale non possiamo rinunciare senza abdicare dalla nostra condizione di cittadini. Il 4 comma dell’art. 48 s’impone a chiunque per lucidità, potenza e gentilezza: «Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge».

 

Ecco il punto: per l’art. 48 abbiamo il «dovere civico del voto» e anche il «diritto di voto» che non possono essere conculcati, manomessi, aggirati o ridotti. Nessuno può disporre del diritto- dovere di voto dei cittadini che è il fondamento non solo etico, ma giuridico ed esistenziale della Democrazia: una testa un voto. Ci dobbiamo opporre con tutte le nostre forze e fare cadere questo governo per indegnità morale e attentato alla democrazia.

 

Noi dobbiamo resistere, resistere, resistere e se necessario opporre i nostri corpi inermi perché questa legge non passi e non passi a maggioranza di una sola parte di un partito che riesce a fare esattamente quello che fece il partito fascista del duce. Noi dichiariamo il Pd colpevole di lesa democrazia e di lesa sovranità popolare. Affermiamo che il Pd ha tradito lo spirito e la lettera della resistenza, della liberazione, della democrazia, del socialismo e anche del liberalismo. Questo partito, berlusconizzato fino a superare il maestro, come l’apprendista stregone, si è trasformato nel partito rifugio dei fascisti, della destra, e oggi anche di Pierluigi Vinai che passa da Berlusconi/Scajola a Renzi come niente fosse accaduto.

 

Chi vota questo partito o chi in questo partito ha militato fino a ieri, non è degno di celebrare la Resistenza né può parlare in nome dei Padri costituenti che oggi tradisce sempre più, giorno dopo giorno. Dobbiamo resistere perché il «diritto alla Resistenza» è un dovere sacrosanto sancito dalle Carte più solenni della Storia umana, da San Tommaso d’Aquino, passando per la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 fino alla Costituzione francese del 1793. Se un potere costituito, anche legittimo, operasse in contrasto con la Costituzione, sarebbe diritto/dovere di ciascuno resistere per rovesciarlo: lo affermano la Costituzione del Lander dell’Assia (art. 147); il Lander di Brema (art. 19); il Lander di Brandeburgo (art. 6) e la stessa Costituzione della repubblica Federale Tedesca.

 

Il 5 dicembre 1946, nel progetto di Costituzione, discusso dalla commissione dei 75, su proposta dell’on. Giuseppe Dossetti, all’art. 50 §2 prevedeva: «Quando i pubblici poteri violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino». Un anno dopo, nel 1947, nella discussione in aula, su proposta di alcuni deputati liberali e repubblicani, appoggiati dai Dc, il comma fu espunto dal testo definitivo della Carta. Resta la dichiarazione del democristiano Mortati che pur dichiarandosi contrario all’inserimento, affermò che «la resistenza trae titolo dal principio della sovranità popolare» che legittima i cittadini più sensibili a difendere la Costituzione minacciata.

 

Questa sera noi siamo gli eredi dei Deputati Costituenti e affermiamo il nostro diritto dovere di resistere a questa legge elettorale che abolisce la Democrazia e alla riforma della Costituzione che distrugge la forma dello Stato, mettendola nelle mani della mafia dei partiti.

 

Paolo Farinella, 29 aprile 2015

 

 

DOMENICA 10 MAGGIO – LENNO

Presentazione del libro:

IO CHE CONOSCO IL TUO CUORE di e con Adelmo Cervi

 

DOMENICA 10 MAGGIO

ORE 17,30

BIBLIOTECA DI LENNO (CO)

Oltre all’autore, figlio di Aldo – terzogenito dei fratelli Cervi- ci sarà Filippo Andreani che ci allieterà con le  canzoni tratte dal suo ultimo prestigioso lavoro “La  prima volta”.
 
 
Il libro spazia dalla celebre tristissima vicenda dei sette fratelli, alla vita delle campagne, alle conquiste dei contadini, alle migliorie che la famiglia Cervi seppe apportare. C’è poi la società patriarcale, il sostegno reciproco, l’opporsi al fascismo, la lotta partigiana, l’ospitalità ai renitenti e agli alleati e sullo sfondo la pianura con le sue nebbie e il suo fascino.

 

SABATO 9 MAGGIO – VALSOLDA

Ass. ” Cittadini Insieme”, Comune di Porlezza, Città di Lugano, Comune di Valsolda, CGIL, Uil, Cisl, Anpi

organizzano:

DALLA STORIA ALLA MEMORIA  1945-2015

SABATO 9 MAGGIO

ore 15,00

VALSOLDA – SALONE DELLE SCUOLE DI LOGGIO

 

incontro su:

IL ROMANZO E LA STORIA

dialogo intorno ai Compagni di settembre di Alberto Vigevani

relatori:

Gabriele Fontana, storico

Luigi Borgomaineri, ricercatore

Testimonianza di : Giorgio Cosmacini, storico della Medicina e della Sanità

MARTEDI’ 5 MAGGIO – LUGANO

Ass. ” Cittadini Insieme”, Comune di Porlezza. Città di Lugano, CGIL, Cisl, Uil, Anpi

organizzano:

DALLA STORIA ALLA MEMORIA   1945-2015

 

MARTEDI’ 5 MAGGIO

ore 15,00

LUGANO – EX ASILO CIANI

Convegno studi

” UN CONFINE FRA LARIO E CERESIO” 1943-1945

III sessione

introduce: Giovanna Masoni Brenni, vicesindaco di Lugano

Relatori:

Renata Broggini, ricercatrice e storica

Elena Roda, ricercatrice

Gabriele Fontana, ricercatore

Coordina: Valter Merazzi, centro studi ” Schiavi di Hitler”.

 

 

Settanta anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, coincisa con la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, il Comune di Porlezza e la Città di Lugano si interrogheranno martedì 5 maggio sul ruolo del passaggio di genti, idee e materiali attraverso la frontiera tra Italia e Svizzera durante la Resistenza, nell’ambito di una conferenza in programma alle ore 15 all’ex asilo Ciani (ingresso libero).

 

E’ la terza sessione di un convegno di studi intitolato “Un confine tra Lario e Ceresio”. I primi due incontri si sono tenuti a Menaggio prima e a Porlezza poi, con la partecipazione di studiosi, ricercatori, giornalisti e testimoni svizzeri e italiani, tra cui Marino Viganò, il regista Bruno Soldini, Giorgio Cavalleri, Adriano Bazzocco e Cecco Bellosi.

 

Protagonisti della giornata conclusiva saranno, nelle vesti di relatori, Renata Broggini, ricercatrice e storica, Elena Roda, ricercatrice, e Gabriele Fontana, a sua volta ricercatore. Lo studioso Valter Merazzi, del Centro Studi “Schiavi di Hitler” di Cernobbio, coordinerà i lavori che verranno introdotti da Giovanna Masoni Brenni, vicesindaco di Lugano.

 

A fianco dell’assessorato alla cultura del Comune di Porlezza, coordinatrice del convegno – e di una nutrita serie di iniziative dedicate al settantesimo anniversario della Liberazione – è l’associazione “Cittadini Insieme” di Porlezza e Valli, da anni impegnata nella rievocazione dell’eccidio di sei giovanissimi partigiani trucidati dai fascisti a Cima di Porlezza il 21 gennaio del 1945.

 

Tra Lugano e la cittadinanza di Porlezza, Valsolda e Osteno – ridenti borghi costeggianti il Ceresio – c’è molto più di un rapporto di buon vicinato. Dal dopoguerra il frontalierato è diventato la principale risorsa economica per la “vicina Italia” e nello stesso tempo una preziosa fonte di pregiata manodopera per la “vicina Svizzera”. Ma la sempre più crescente offerta culturale di Lugano – tra università, congressi, festival, concerti, mostre, cinema, teatro, TSI e RSI – è l’importante colonna sonora dello sviluppo anche culturale di chi a cavallo del confine trova insieme lavoro, benessere, e un “diverso” modo di pensare e vivere. Una “diversità” caratteristica delle genti di frontiera, sviluppatasi anche – e forse soprattutto – nei periodi bui della guerra, quando la frontiera era vissuta come una montagna da valicare con il cuore gonfio di paura e pure di speranza per i valligiani che accompagnavano partigiani, ebrei, oppositori del regime, militari sbandati, oltre il confine. (Umberto Savolini)

 

LETTERA APERTA AL DIRETTORE DE “LA PROVINCIA”

Lettera aperta al direttore del quotidiano ” La Provincia” Diego Minonzio.

 


Egr. Direttore,
abbiamo letto il Suo editoriale pubblicato domenica 26 aprile (dal titolo “La grande rimozione di tutti i 25 aprile”) e con il massimo rispetto, Le diciamo che non ci è piaciuto. Il Suo intervento si inserisce purtroppo nell’ennesimo tentativo di delegittimare e screditare la Resistenza. Peraltro, non ci stupiscono le opinioni che Lei espone, in quanto coincidono in buona parte con quelle che il Sig. Giampaolo Pansa ci propina con i suoi libri.

Siamo inoltre convinti che oggi sia facile introdurre teorie storicamente revisioniste, perché tenere viva la Memoria storica della guerra di Liberazione  in un paese come l’Italia, è diventato disgraziatamente un esercizio scarsamente praticato, soprattutto per le giovani generazioni.

Certo, Lei ha ovviamente ragione quando sostiene che gli angloamericani hanno aiutato il nostro paese a liberarsi dai nazifascisti, risalendo la penisola dalla Sicilia. Tuttavia, Lei non può omettere o sovvertire  che, soprattutto nel centro e nord Italia, furono i partigiani in armi a combattere e a sfiancare lo spietato occupante nazista e i fascisti di Salò che si erano posti al servizio di SS e Hitler. Inoltre, Le rammentiamo che la maggior parte delle città del nord Italia furono liberate grazie all’insurrezione degli operai e alla lotta dei partigiani, guidati militarmente e politicamente dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia.  Questi sono fatti storici incontrovertibili.
L’altra Sua affermazione secondo cui dirigenti e militanti della componente politica comunista -che ricordiamo partecipò come forza essenziale all’organizzazione e alla conduzione della Resistenza-, avrebbero inteso la lotta contro  nazisti e repubblichini di Salò soltanto come una prima fase alla quale avrebbe dovuto seguire, con la forza delle armi, l’instaurazione di un regime autoritario di stampo sovietico anziché una democrazia parlamentare, si tratta, con evidenza, di affermazioni prive di qualsiasi fondamento storico in quanto contraddette dallo svolgimento dei fatti di quell’epoca. In realtà la componente comunista della Resistenza, così come il Pci, hanno sempre assunto decisioni volte all’instaurazione di un sistema politico pluralistico e democratico e non certo di una qualsiasi forma di dittatura proletaria. Ciò è dimostrato dalla loro partecipazione paritaria ai Comitati di Liberazione Nazionale sorti dopo l’8 settembre 1943; dalla loro partecipazione, pur essa paritaria con gli altri partiti, al secondo governo Badoglio e ai governi Bonomi che ebbero vita nell’Italia liberata del Sud; dal loro concorso all’elaborazione del percorso istituzionale attraverso il quale, particolarmente dopo la Liberazione di Roma avvenuta nel giugno 1944, fu progettato e attuato il mutamento della forma istituzionale dello Stato da monarchia a repubblica ed infine dal loro contributo al progetto costituente e alla formulazione della nuova Costituzione repubblicana sotto la guida presidenziale del comunista Umberto Terracini.

La storia può essere costruita e scritta soltanto sui fatti realmente accaduti che sono quelli sopra richiamati e non, come Lei compie, su irrealizzate intenzioni che possono esservi state di alcuni dirigenti o militanti comunisti.

Sulle restanti Sue affermazioni circa il numero effettivo dei partecipanti alla lotta partigiana o all’ampiezza della cosiddetta “zona grigia” di coloro che non si schierarono a favore di nessuna delle parti in lotta oppure  sul consenso popolare al fascismo , riteniamo siano affidate a Sue valutazioni approssimative, che ignorano il fatto che almeno da vent’anni a questa parte la storiografia più seria e accreditata ha approfondito criticamente ciascuno dei suddetti argomenti fornendo dati e valutazioni esenti da ogni amplificazione retorica.

Concludiamo rispondendoLe con le autorevoli parole del partigiano, giornalista e scrittore Giorgio Bocca:
«Rischi mortali corsero gli italiani per dare rifugio ai ribelli, per nascondere prigionieri alleati, gli ebrei perseguitati» e ancora «quarantacinquemila partigiani caduti, ventimila feriti o mutilati, uno dei più forti movimenti di Resistenza d’Europa, gli operai e i contadini per la prima volta partecipi di una guerra popolare senza cartolina di precetto, una formazione partigiana in ogni valle alpina o appenninica, la sofferta gestazione di un’Italia diversa» e per finire « ma c’era anche quella cosa che solo l’invasore ti rivela: la patria, il luogo in cui sei nato, per cui la tua è guerra di casa. E allora capita che al funerale di un partigiano vada tutto un paese incurante dei fascisti che li fotografano o annotano il loro nome».
Disponibili sempre al confronto, La ringraziamo per la cortese attenzione.

Cordiali saluti

per l’Anpi sezione di Como
il presidente
Nicola Tirapelle