2 AGOSTO STRAGE DI BOLOGNA

Il 2 agosto 1980, un sabato d’estate in cui molti, moltissimi cittadini erano in partenza per le vacanze, una bomba collocata da terroristi all’interno della sala d’aspetto della seconda classe dell’affollatissima stazione di Bologna, (punto nevralgico di arrivo e di partenza per molti treni da e per i luoghi di villeggiatura), causò una strage, 85 morti e 200 feriti. Mani fasciste, poi coperte dai vertici della Loggia massonica P2, causarono morte, terrore e distruzione, tante vite travolte, tanti sogni spezzati, tante speranze svanite in un attimo. La più grande strage italiana in tempo di pace, voluta e attuata per colpire ancora una volta una città simbolo, la nostra Bologna. 

Anche tre comaschi hanno perso la vita nella strage, l’intera famiglia Mauri : Carlo, di 32 anni, Annamaria di 28 e il loro figlioletto Luca, di 6 anni, abitavano in piazza San Fedele e quel giorno si stavano recando al mare.

Per la strage del 2 agosto 1980, dopo anni in cui menzogne, depistaggi e delegittimazioni hanno tentato di allontanarci dalla verità, sono stati condannati all’ergastolo, quali esecutori dell’attentato, i neofascisti dei Nar Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, Per la strage è stato condannato a 30 anni Luigi Ciavardini. Anche lui continua a dichiararsi innocente. Per depistaggio delle indagini hanno avuto condanne Licio Gelli, Francesco Pazienza, gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, Massimo Carminati, estremista di destra, Federigo Mannucci Benincasa, ex dirigente del Sismi, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare.

Dopo 31 la verità piena ancora non emerge, dopo 31 anni ancora lo Stato volta le spalle ai familiari delle vittime, evitando di presenziare alla cerimonia in memoria della strage? Cosa teme? Cosa nasconde?

Nessun ministro domani per ricordare il 2 agosto. Protestano i familiari delle vittime.

Il governo non manderà nessun rappresentante alle commemorazioni che si terranno domani in occasione del 31° anniversario della strage alla stazione di Bologna. Da anni ormai la commemorazione  della strage, in cui nel 1980 persero la vita 85 persone e olte 200 restarono ferite, non riesce a trovare pace: contestazioni e fischi ai rappresentanti del governo intervenuti (spesso di seconda fila) e alcuni sgarbi istituzionali da parte proprio dell’esecutivo hanno segnato le ultime ricorrenze.

Anche quest’anno infuria la polemica, dopo la decisione del governo di disertare la cerimonia e di farsi rtappresentare daòl prefetto Angelo Tranfaglia.

I familiari delle vittime: “presi in giro”

Sdegnati della scelta soprattutto i familiari delle vittime. Il presidente della loro associazionbe, Paolo Bolognesi, in queste ultime ore accusa direttamente il Presidente del Consiglio:  “Dire come ha fatto Berlusconi nel maggio scorso, proprio nel giorno della Memoria per le vittime del terrorismo, che sarebbero stati aperti documenti e armadi che riguardano le stragi e poi scoprire che dopo mesi nulla di ciò è avvenuto, è, mi si lasci dire, una presa in giro. Tanto più grave se consideriamo che qui si sta parlando alle vittime di stragi, di tutte le stragi e non solo di quella del 2 agosto ‘80”.

Il presidente dell’Associazione familiari aveva ribadito nei giorni scorsi che la decisione del governo “rappresenta un atto di ritorsione e fuga”. “Non c’era motivo per non venire a questo anniversario – ha detto ancora Bolognesi  – avevamo predisposto tutte le condizioni per fare in modo che il rappresentante del governo potesse parlare con tranquillità e, soprattutto, dare le risposte ai famigliari delle vittime. Siccome di risposte non ce ne sono probabilmente questo è il motivo della loro non presenza, ma – ha proseguito – credo che ci sia di più”. A giudizio di Bolognesi, infatti, “i famigliari delle vittime, non solo quelli della strage di Bologna ma di tutte le stragi italiane, hanno parlato molto di mandanti, di P2, di segreti di stato, della legge 206 che, nonostante gli impegni, non è stata attuata”.

http://www.youtube.com/watch?v=rkof1GSku9g

PER NON DIMENTICARE

Carissime compagne, carissimi compagni,
sento il dovere di ricordare due protagoniste della Resistenza: Nella Marcellino, deceduta il 23 luglio, e Alba dell’ Acqua deceduta il 24 luglio, le voglio ricordare con le loro parole, come le avevo inserite  nella mostra “Donne nella Resistenza”, non dimentichiamole!
Ornella Ravaglia

24 MARZO: LE FOSSE ARDEATINE

67° ANNIVERSARIO DELLE FOSSE ARDEATINE

La Prospektiva Video presenta il documentario:

“L’ora che precede l’alba” anno 2010 durata 25′
link dove vederlo : http://vimeo.com/20574212

sinossi
Modestino e’ un uomo cresciuto coltivando l’ideale
della liberta’ trasmessogli dal padre, Gerardo,
ucciso dai nazifascisti alle Fosse Ardeatine.
Così Modestino, che a 79 anni spende il suo tempo
facendo la guida volontaria al Museo Storico della Liberazione,
ha scelto di raccontare la sua storia per salvare
la memoria dall’oblio cui sembra destinata, raccontando
il sacrificio di tanti uomini che come suo padre
hanno sacrificato la vita in nome della liberta’.

IN MEMORIA DI ADOLFO VACCHI

Adolfo Vacchi

ADOLFO VACCHI, docente, nacque a Bologna il 29 gennaio 1887 e fu ucciso a Como il 5 settembre 1944.

Si laureò in Matematica presso l’Università degli Studi di Bologna e gli venne assegnata la cattedra di matematica e fisica all’Ateneo di Venezia.

Militante antifascista e rappresentante sindacale, fu più volte aggredito dagli squadristi.

Nel 1923, per le sue idee politiche, il governo fascista emise contro di lui un provvedimento di confino che lo costrinse a trasferirsi a Milano dove, per sopravvivere, dovette adattarsi a dare lezioni private agli studenti.

Sfollato con la famiglia a Veniano, in provincia di Como, durante la guerra, entrò a far parte del Comando Generale del C.V.L. con il nome di battaglia di Hope. Nel 1944 accettò il rischioso compito di organizzare una stazione radio clandestina dell’ O.R.I. (Organizzazione per la Resistenza Italiana) in stretto collegamento con i servizi segreti alleati di Lugano, l’ O.S.S.

Dalla stazione radio Hope riuscì a mandare in onda importanti messaggi d’incitazione alla lotta e alla Resistenza, fra cui uno, particolarmente famoso per la sua appassionata veemenza, trasmesso il 25 luglio 1944, primo anniversario della caduta del fascismo.

Il 18 agosto 1944, a causa di una delazione, venne arrestato nella sua casa di Veniano e condotto a Como, nelle carceri di S. Donnino. Privi di alcuna prova che permettesse loro di imbastire un processo, non volendo liberarlo, i fascisti decisero di eliminare il professore, giudicato pericoloso per la sua lucida intelligenza. Nel corso di un trasferimento, simulando una fuga, gli spararono alle spalle, a tradimento, la notte del 5 settembre, all’esterno del cimitero di Camerlata, a Como.

Bibliografia: G. Perretta – Un matematico per la libertà – Como, ed. C. Nani, 1986

Testimoni viventi: Rino Carpentiero, ex alunno, Brescia. 

 

LETTERA ALLA FIGLIA, 25 luglio 1943.

Mia cara figlia,
oggi è giorno di libertà, di redenzione, di
ebbrezza: qui a Milano sembriamo tutti ubriachi
ed i più assennati sembrano pazzi…
Gli altri non ci sono più, tutti sfasciati, non più
francobolli, non più ritrattoni gorilleschi e grotteschi.
Esultate, esultate!!
Oggi il popolo esplode dopo 249 mesi di oppressione
e di compressione: per me è il giorno più bello
della vita, così lungamente, tormentosamente
ma fiduciosamente atteso! Esultate!
Vorrei scrivere la lettera più bella che io abbia
mai scritto, bella come la libertà sognata e
di cui spunta l’alba, (scriverò con più calma)
ma sono stanco, sfinito, tu mi conosci e mi
capisci! “Viva la libertà!”
Non posso dire altro, non posso scrivere né
descrivere le 16 ore di tripudio personale e
collettivo. Il fascismo è stato travolto,
finito in un attimo, per sempre!
W la libertà
Tuo Adolfo
Tuo Padre
ore 15 del 26-7-1943 anno I dell’Era Nuova
credere obbedire combattere
capire sapere pensare

 

Lettera e fotografia si trovano pubblicate sul sito http://www.italia-liberazione.it