ANPI CONTRO IL REATO DI TORTURA

Nel 15° anniversario delle Giornate di Genova 2001 al G8, giorni in cui l’impegno civile, sociale e politico di centinaia di migliaia di cittadini (la stragrande maggioranza erano giovani) fu brutalizzato da una repressione cieca da parte degli apparati dello Stato, l’ ANPI RINNOVA CON FORZA il suo appello affinchè il reato di tortura sia finalmente introdotto nel nostro Paese .

Di questi giorni l’annuncio del tentativo del ministro Alfano di affossare la legge contro la tortura, presente in ogni Paese civile, e di cui l’Italia è ancora vergognosamente sprovvista.

Più volte negli ultimi anni, proprio in riferimento ai fatti di Genova 2001, la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato lo Stato italiano per aver violato il divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti e per non aver adeguatamente accertato e sanzionato i responsabili. La sentenza Cestaro ( manifestante a Genova 2001) v. Italia del 7 aprile 2015 riconosce, facendo proprie la ricostruzione storica e la valutazione giuridica dei giudici di merito e della nostra Corte di Cassazione, che durante il G8 di Genova 2001 si è arrivati a praticare la tortura e che l’ordinamento italiano è strutturalmente inidoneo per reprimere e quindi prevenire il ripetersi di tali fatti. La lacuna maggiore è rappresentata dalla mancata codificazione del reato di tortura e della sua imprescrittibilità. Il Parlamento in questi anni ne ha discusso a lungo, senza mai trovare un accordo su una buona legge. Eppure non avrebbero dovuto esserci valide ragioni per discostarsi dai percorsi obbligati che derivano dalla Convenzione Onu contro la tortura del 1984 e dalle chiare indicazioni della Corte dei Diritti Umani.

Rischia così di allontanarsi l’obiettivo primario della prevenzione, in un Paese che si è macchiato più volte di episodi di tortura, spesso taciuti e dimenticati.