INTERVENTO DI UGO GIANNANGELI

Riportiamo l’intervento di Ugo Giannangeli effettuato sabato 19 marzo a Como nell’ambito del Congresso Provinciale ANPI, approvato nel congresso di ANPI Seprio.

 

Riassumo nei pochi minuti a disposizione quanto ho meglio articolato in un contributo scritto che spero possa essere allegato.

Il documento congressuale risponde alle critiche secondo cui l’ANPI non è presente o è poco attiva in alcuni ambiti di lotta dicendo: “ L’ANPI non può partecipare attivamente a tutte le lotte”.

L’equivoco di fondo è proprio questo: nessuno pretende una sua partecipazione attiva, troppi essendo oggi i fronti aperti, ma l’ANPI non può non esprimersi ed assumere una posizione chiara su determinati temi.

Lo ha fatto, ad esempio, sulla riforma costituzionale e sulla legge elettorale. In molti casi è sufficiente, ma necessaria, una solidarietà politica e morale, senza bisogno di ulteriore impegno attivo.

Segnalo così la necessità, a mio modesto avviso, di una netta presa di posizione a favore della lotta del popolo palestinese, espropriato della propria terra e di tutti i diritti, e a favore della lotta della popolazione della Valsusa, minacciata da un’opera inutile e dannosa per l’ambiente e la salute.

Sulla Palestina c’è nel documento solo un vago accenno nel più ampio contesto dei problemi del Medio Oriente. Eppure sarebbe sufficiente il richiamo al rispetto del diritto internazionale. Molte sono le cause per cui oggi il diritto internazionale è obsoleto e l’ONU non svolge più alcun ruolo politico, relegato com’è a un compito meramente assistenziale.

L’impunità di Israele dal 1948 ad oggi, nonostante siano decine e decine le risoluzioni ONU inottemperate da questo Stato, è una delle cause.

Anpiseprio nel suo congresso ha approvato un emendamento che chiede all’ANPI di pronunciarsi esplicitamente a favore della lotta di liberazione dei Palestinesi, chiedendo in primis lo stop immediato della colonizzazione in corso.

Così facendo l’ANPI raccoglierebbe l’appello di ebrei come Nurit Peled, Gideon Levi, Ilan Pappe, Ury Avnery, della Rete ECO (Ebrei contro l’occupazione), degli ebrei sottoscrittori dell’appello “ Not in my name”, degli ebrei che chiedono al governo di cancellare dallo Yad Vashem il nome dei loro congiunti uccisi nella Shoah perché la politica violenta e razzista dello Stato di Israele offende la loro memoria.

Raccoglierebbe anche l’invito ad indignarsi di Stephane Hessel, ebreo coredattore della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e soprattutto di Marek Edelman, vice comandante della resistenza del ghetto di Varsavia, che nel 2002 riconobbe la legittimità della Resistenza del popolo palestinese.

L’appoggio alla politica israeliana è in contrasto con l’art.2 dello Statuto dell’ANPI che prevede l’obbligo di sostenere coloro che si battono per la libertà e la democrazia.

Passando dalla legalità internazionale a quella nazionale c’è anche da chiedersi: che ne è dell’art.11 della Costituzione e della legge 185/90 che vieta il commercio di armi con Paesi in conflitto?

Finmeccanica vende i caccia M346 costruiti a due passi da qui, a Venegono, dalla Aermacchi, ad Israele; la RWM Italia di Brescia vende all’Arabia Saudita le bombe che sono sganciate sullo Yemen.

L’Italia spende 80 milioni di euro al giorno in armamenti, Obama ci ha chiesto di aumentare questo impegno; il tutto a scapito di scuola, sanità, pensioni, strutture.

Che cosa ci fanno le testate nucleari a Ghedi ed Aviano se la Corte internazionale di giustizia già nel 1996 ha condannato la detenzione di armi atomiche?

Che cosa ci fa l’Italia ancora nella NATO quando questa Organizzazione ha completamente stravolto la propria funzione originaria ed è sempre più solo strumento di aggressione e di conquista come dimostrano le esperienze dalla ex Jugoslavia alla Libia? Possibile che dobbiamo ridurci a dare ragione ad Andreotti che subito dopo il Consiglio di Washington del 1999 che ha introdotto il nuovo concetto strategico ha espresso dubbi sulla legittimità costituzionale della nostra permanenza nella NATO?

La nostra Costituzione nasce negli stessi anni dello Statuto delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, delle Convenzioni di Ginevra, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Tutte normative oggi non più rispettate: si tollerano gli omicidi mirati, le renditions, le vittime innocenti definite “danni collaterali”, la tortura, di cui Regeni non è che l’ultimo caso emerso.

La difesa della legalità interna ed internazionale deve essere al primo posto nell’agenda ANPI.

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Restiamo in tema con la Valsusa perché molte sezioni di questa valle e del Piemonte hanno denunciato una vera e propria sospensione della democrazia e dei diritti sanciti nella Costituzione. Richiamo l’appello del 2012 per la Festa nazionale a Marzabotto in cui tra l’altro si legge: “ Riconosciamo al movimento No Tav piena legittimità di dissenso e di resistenza civile, in quanto nella sua storia ultraventennale ha dimostrato la propria natura antifascista, democratica e non violenta, tipica dei movimenti popolari radicati nel territorio”.

A sancire la legittimità della resistenza ( uso volutamente questo termine a noi caro) dei Valsusini è intervenuta nel Novembre 2015 la sentenza del Tribunale permanente dei popoli, fondato da Lelio Basso.

Ancora una volta sono qui a chiedere una cosa minimale: il rispetto della legalità e della volontà popolare, democraticamente espressa.

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Infine un ultimo argomento che conduce anche al discorso sui giovani : l’antifascismo praticato. Ci sono stati sicuramente momenti positivi come le manifestazioni rapidamente indette a Como e a Cantù, e largamente partecipate, in occasione dei raduni nazifascisti agevolati dal sindaco di Cantù; ci sono stati, però, anche momenti di inerzia e difficoltà nella chiamata alla mobilitazione degli iscritti, ad esempio a Milano in occasione dei raduni a Rogoredo o dell’Hammerfest, in cui la reazione è stata lasciata a giovani e studenti che, peraltro, hanno risposto a migliaia.

Su questo fronte, che rappresenta il DNA fondativo dell’ANPI, occorre un maggiore impegno, alla luce dei venti terribili che da tempo soffiano in Europa: Ungheria, Polonia, Grecia, Ucraina e, da ultimo, le recenti amministrative tedesche.

Sono questi venti che portano alla demolizione del Memoriale italiano ad Auschwitz e al monumento a Graziani ad Affile.

C’è un vasto movimento giovanile già attivo di suo su questo fronte. L’ANPI fa bene a rivendicare la propria storia e la propria autonomia ma sbaglia quando nutre diffidenza e sospetto nei confronti di queste realtà. Ci sono state esperienze positive che vanno coltivate e ripetute, ad esempio a Saronno lo scorso anno.

Il 25 Aprile si avvicina: facciamo in modo che quest’anno sia particolarmente partecipato, attivo e combattivo a dimostrazione di una rinnovata vitalità.