ROMA, 29 APRILE, UNA QUESTIONE DI DEMOCRAZIA

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Roma, 29 aprile, Teatro Eliseo. Sono solo le 16 del pomeriggio e già il teatro è gremito. Ci sono rappresentanti di tutte le sezioni: uomini anziani coi capelli bianchi, moltissime le donne e i giovani coi fazzoletti al collo. E’ il popolo festoso e colorato dell’Anpi. Li guardi che si salutano e si abbracciano e ti senti bene, sei felice di far parte di questa bella associazione. Sulle ringhiere del palco ci sono quelli che attaccano le bandiere e gli striscioni delle sezioni. I rappresentanti dell’Anpi di Palermo girano per il teatro a salutare, regalano libri e cartoline della sezione : mi raccomando, vi aspettiamo a Palermo! Venite a trovarci per il primo maggio! Mi siedo e una signora mi offre una caramella: vuole? no, grazie, molto gentile. Sono dell’Anpi di Rimini, mi dice. Ci guardiamo e ci stringiamo la mano sorridendo.

L’incontro inizia con i saluti agli ospiti: applausi scroscianti per Sandra Bonsanti, di Giustizia e Libertà e per i delegati CGIL. C’è anche Cesare Salvi del PD, Pippo Civati e qualcuno ha visto, dice, Fassina.

Dopo le presentazioni prende la parola Carlo Smuraglia: “occorre ampliare gli spazi della democrazia e bisogna restituire la parola ai cittadini, quella parola che è stata loro tolta con la legge elettorale chiamata Porcellum. Qualcuno va dicendo che bisogna fare le riforme in fretta in nome della governabilità: la rappresentanza dei cittadini è in primo piano rispetto alla governabilità. Ed è enorme che si faccia una modifica alla Costituzione per risparmiare, come si va dicendo, dei soldi!

Al contrario, differenziare il lavoro delle due camere vuol dire fare le leggi con ponderazione, riflettendoci bene e non è stato raro, in passato, il caso in cui il Senato ha fatto migliorare le leggi in esame. Bisogna mantenere il sistema elettivo per mantenere una camera “alta”, e bisogna fare una legge elettorale che sia rappresentativa della volontà dei cittadini.” Smuraglia parla anche di “ liberismo sfrenato e di rigorismo ingiustificato”. La platea applaude con entusiasmo. Ultimo accenno al pericolo delle nuove destre.” c’è tanto bisogno di una maggiore attenzione alla rinascita in Europa dei movimenti di estrema destra, quando non dichiaratamente neo-nazisti, un tema colpevolmente assente nelle campagne elettorali in corso per il parlamento europeo. Strano – conclude Smuraglia- la parola antifascismo i nostri attuali governanti non la pronunciano mai”.

E’ la volta di Stefano Rodotà. Grandissimi applausi da parte dei presenti. Qualcuno lo saluta:” Ciao, professorone!” Tutti ridono e applaudono.

Le prime parole di Rodotà sono in ricordo di Arturo Carlo Iemolo, Parri, Cotignola, Calamandrei, che si opposero alla legge truffa del ’53. “Allora la chiamarono legge truffa, dice Rodotà, ma era ben poca cosa in confronto al premio di maggioranza in discussione oggi.: se la Costituzione non è di competenza esclusiva dei ‘professori’, non è nemmeno proprietà del Presidente del Consiglio, ma del popolo italiano, che deve essere informato correttamente e coinvolto nel processo decisionale di eventuali modifiche. Chi ci chiama professoroni usa un termine dispregiativo nei confronti della cultura, c’è un forte disprezzo per la cultura in Italia, nell’ultimo ventennio abbiamo assistito a una forte regressione culturale. Ma l’ autonomia della politica dalla cultura genera qualcosa di molto rozzo. Al contrario, il contatto con la cultura libera la politica dalla soggezione degli interessi.” C’è l’attacco a Renzi: “Renzi ha dichiarato di voler abolire il segreto di Stato: abolisca allora anche il segreto di Stato sull’accordo del Nazareno, perchè non si sa ancora su quale accordo il Senato nei prossimi giorni discuterà!” e infine si parla di “una cultura politica tesa a mantenere le posizioni di potere, dopo questa riforma sul Senato si consegnerà una Camera nelle mani del vincitore delle prossime elezioni”.

Lunghissimi applausi al termine del discorso di Rodotà, ma è un’autentica ovazione quando il prof. Ferrara attacca con le parole ”cari compagni e compagne”.

Gianni Ferrara solleva il problema del principio di legalità: “la legge elettorale attualmente in vigore è stata dichiarata incostituzionale: può un governo eletto con una legge elettorale incostituzionale varare delle modifiche alla Costituzione? Un Stato moderno deve essere prima di tutto rappresentativo. Il Porcellum ha compresso diritti e prodotto interessi. In un Paese civile, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, la legalità doveva essere ripristinata, tornando al voto con una legge elettorale come il Mattarellum. Oggi viviamo in un colpo di Stato continuato.” Parole forti. Ferrara ricorda che di governabilità in Italia si parla fin dal 1979/1980 e fu Craxi ad iniziare, parlando di presidenzialismo e di Trilaterale. In realtà si vorrebbe sostituire al criterio della ‘rappresentanza’ parlamentare quello della ‘investitura’ di un capo dell’esecutivo con poteri quasi assoluti. “In quegli anni, dice Gianni Ferrara, la domanda di democrazia che veniva da ogni parte del Paese era troppa, e doveva essere compressa, fu così che incominciò la contro-rivoluzione.” E sul premio di maggioranza: “la governabilità non è un principio, ma un obiettivo. La vera maggioranza, in un Paese, sono gli elettori e ciò che gli elettori esprimono con il loro voto. Dare ad una lista il 52% dei seggi significa togliere a degli elettori ciò che essi avevano votato”.

Sia Ferrara che Rodotà si sono associati all’appello che era stato lanciato in apertura dal presidente nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia per una azione unitaria finalizzata a fornire ai cittadini una informazione oggettiva sui reali contenuti delle ‘riforme’ all’esame del Parlamento, e per rifiutare l’imposizione di scelte affrettate dettate solo da esigenze elettorali, inaccettabili su temi così rilevanti.

L’incontro all’Eliseo è terminato. Non resta che accomiatarsi. Il popolo dell’Anpi torna alle belle città.

I video:

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/04/29/riforme-rodota-renzi-tolga-segreto-di-stato-dallaccordo-del-nazareno/276659/

http://video.repubblica.it/dossier/governo-renzi/rodota-renzi-leva-il-segreto-inizi-dal-patto-del-nazareno/164240/162730