CITTADINANZA ONORARIA A LILIANA SEGRE

Cari amici e compagni, il gruppo organizzativo del Mese per la Pace di Como, di cui facciamo parte, ha predisposto il seguente comunicato rivolto ai Comuni della nostra provincia. Invitiamo le nostre organizzazioni sul territorio e i consiglieri comunale di farsi promotori presso i Comuni dell’iniziativa.

Cari saluti

Per la segreteria Provinciale, Antonio Proietto


Le organizzazioni del Mese della Pace di Como per la cittadinanza onoraria dei Comuni lariani a Liliana Segre

Le realtà che stanno lavorando alla costruzione del mese della Pace 2020 a Como esprimono grande preoccupazione in questo momento storico caratterizzato dalla negazione dei valori democratici che il popolo italiano ha faticosamente conquistato, soprattutto con il sacrificio di tanti uomini e donne che hanno donato la loro vita per costruire un futuro di libertà, di pace e di convivenza civile.

In particolare, tra i tanti episodi di violenza e di intolleranza che quotidianamente avvengono nel nostro paese, sono sconcertate per quanto sta accadendo alla senatrice Liliana Segre che è diventata oggetto di insulti e di minacce.

La senatrice ha speso la sua vita per far conoscere le conseguenze nefaste che l’odio e il razzismo hanno fatto vivere a lei, alla sua famiglia e al popolo italiano, cancellando ogni forma di dialogo e di confronto civile.

Per sottolineare la condivisione del suo lavoro di testimonianza e conoscenza, chiedono a tutti i Comuni del territorio, grandi e piccoli, di conferire a Liliana Segre  – che proprio nel Comasco ha vissuto, durante la persecuzione nazifascista, momenti tra i più drammatici della sua vicenda – la cittadinanza onoraria e contestualmente di operare concretamente contro ogni negazione dei valori democratici e antifascisti della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.
Mese della Pace di Como 2020

ENNESIMA PROVOCAZIONE FASCISTA A GIULINO DI MEZZEGRA

Alla vigilia dell’inaugurazione la targa intitolata ai partigiani della Tremezzina, nella notte, è stata imbrattata di nero con scritte inneggianti al Duce e al fascismo. Grazie al pronto intervento del Comune della Tremezzina targa e scritte sono state ripulite. Anche la targa dell’Anpi Provinciale, che ricordava i fatti del 28 aprile 1945, è stata cancellata con una vernice bianca. La targa dell’Anpi era già stata danneggiata in precedenza altre tre volte.

La targa dell’Anpi cancellata con la vernice bianca.

STRADA INTESTATA AL PODESTA’ FASCISTA ALBERTO AIROLDI

Succede ad Erba

Dopo la strada di Monguzzo intitolata a Ibrahim Alì, ad Erba la Giunta di centrodestra attua un golpe per intitolare una via all’ex Podestà Alberto Airoldi. Nel ribadire la nostra contrarietà a tali fatti, portiamo alla vostra conoscenza il cominicato della sezione ANPI Monguzzo Territorio Erbese in allegato con l’appello a ritrovarci in tanti ad Erba lunedi 15 luglio dalle ore 20 davanti al comune. Essere in tanti a protestare può servire alla causa.

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA

TERRITORIO ERBESE – Sez. “LUIGI CONTI” Monguzzo

OGGETTO: MOZIONE DEI GRUPPI CONSILIARI FORZA ITALIA, LEGA, IL BUONSENSO ERBA E VERONICA AIROLDI SINDACO PER ERBA AD OGGETTO: “INTITOLAZIONE AD ALBERTO AIROLDI DEL PRIMO TRATTO DI VIA CROTTO ROSA (COMPRESO FRA L’INCROCIO CON CORSO BARTESAGHI E L’INGRESSO DEL TEATRO LICINIUM). INTITOLAZIONE DELL’ATTUALE PIAZZA PREPOSITURALE A MONSIGNOR ARISTIDE PIROVANO

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Territorio Erbese Sez. “Luigi Conti” Monguzzo esprime decisa contrarietà e preoccupazione per l’intenzione dell’Amministrazione Comunale di Erba di intitolare una via all’ex podestà Alberto Airoldi.

Non è nostra intenzione mettere in discussione i meriti culturali e artistici dell’Airoldi, tuttavia non possiamo assolutamente tacere sul suo passato di convinto sostenitore del fascismo fino ad arrivare a ricoprire incarichi importanti nel locale partito fascista e nella guida della città di Erba con la carica di podestà. A nostro avviso non è sufficiente esibire meriti culturali per cancellare una macchia indelebile come la complicità attiva nel regime fascista, persino Hermann Goering numero due del nazismo aveva meriti culturali ed era uno dei più grandi collezionisti di arte, ma nessuno in Germania si sognerebbe mai di intitolargli una via.

Nel 1938 la legge più infame veniva proclamata dal fascismo con l’avallo della monarchia, le leggi razziali stuzzicavano la vena artistica dello zelante Airoldi che nel 1939 pubblicava un volumetto dal titolo “Elenco di cognomi ebraici” per additare ai concittadini erbesi le famiglie di origine ebraica ed esporle al pubblico ludibrio, veramente un bell’esempio di cultura.

Dopo la caduta del fascismo il 25 luglio del 1943 senza esitazione ha aderito alla nascente repubblica sociale italiana ricoprendo anche in questo caso importanti incarichi, approvando senza tema di smentita tutte le nefandezze, i crimini, le deportazioni, i rastrellamenti e le rappresaglie che il fascismo repubblichino, alleato dei nazisti, ha compiuto nel nostro Paese.

E’ noto inoltre il coinvolgimento dell’Airoldi nel processo al martire Giancarlo Puecher, prima medaglia d’oro della Resistenza italiana. Troppo comodo affermare oggi che lo stesso si sarebbe prodigato per salvare la vita del martire, l’Airoldi, con il suo ruolo, è stato complice fino in fondo degli aguzzini del Puecher poiché ne approvava metodi e finalità.

Ma la cosa più preoccupante, dopo settantacinque anni, è il tentativo di cancellare la memoria, il tentativo sistematico di ridurre sullo stesso piano fascismo e antifascismo confondendo il tutto in un indistinto passato. Non sfugge infatti la mossa meschina di intitolare una via ad un fascista e un’altra ad un partigiano, quasi un pari e patta tra l’Airoldi e Mons. Pirovano.

Si aggiunge poi la vergogna senza pudore che l’Amministrazione Comunale, retta dalla nipote dell’ex podestà, sia quella che intitola una via al nonno e qui si rasenta il patetico.

L’A.N.P.I. Territorio Erbese denuncia con forza il sistematico tentativo di esaltare fatti e personaggi appartenenti al regime fascista attraverso una campagna di falsificazione storica. Chiama i cittadini democratici e antifascisti alla mobilitazione per impedire lo scempio della memoria della Resistenza

LUNEDI’ 15 LUGLIO DALLE ORE 20 DAVANTI AL COMUNE

LETTERA DEL PRESIDENTE ANPI PROVINCIALE DI COMO

Lettera aperta al direttore del quotidiano La Provincia di Como

Egregio direttore,

sono il presidente Provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, comitato di Como. Ho letto con molta attenzione l’articolo a firma G.Cri. apparso sul quotidiano da lei diretto il giorno 14 giugno c.m. a pag. 43, e sono stato spiacevolmente colpito da alcune affermazioni del sig. Carlo Colombo dell’Associazione Nazionale Carabinieri (presumo in congedo) lì riportate.

Su queste mi permetto alcune osservazioni.

La prima si riferisce all’affermazione “Se non va bene all’ANPI, se ne faccia una ragione, la libertà che volevano i Partigiani era ben diversa da questo fascismo di sinistra….”: posso chiedere da quale pulpito e con quali argomentazioni il sig. Colombo può fare certe affermazioni? I valori per cui hanno combattuto i Partigiani, ad alcuni sembrerà retorica, ma stanno scritti nella Costituzione, dove di sicuro non sta scritto e non si giustificano frasi becere quali “Noi abbiamo creato un corridoio culturale, ben diverso dai corridoi umanitari che vogliono altri”. Sia la prima che la seconda qualificano, anzi squalificano, chi le ha pronunciate.

In merito all’invito a rivolgersi al Presidente della Repubblica per avere spiegazioni circa l’onorificenza conferita allo Sciumbasci Ibrahim Ali nel 1952 dall’allora Presidente Luigi Einaudi, rispondiamo che: primo, non ci permetteremmo mai di chiedere all’attuale Presidente ragione di atti imputabili ad altri; secondo, non ce n’è la necessità. Se studiasse un po’ la storia invece di esibirsi in pagliacciate, saprebbe che l’Italia, proprio in riparazione dei danni prodotti con l’occupazione colonialista e militare, su incarico dalle Nazioni Unite fu titolare dell’Amministrazione Fiduciaria della Somalia Italiana dal 1950 al 1960. In quel periodo come riconoscimento economico a chi dopo la guerra, essendo stato collaboratore degli occupanti aveva vita dura, furono concesse benemerenze che permettevano, grazie a misere pensioni di guerra, di sopravvivere. Nessuno dell’ANPI si è mai sognato di chiedere la revoca di queste onorificenze, siamo perfettamente coscienti che questa fu una forma di risarcimento, ma da lì ad intitolare una strada ad un collaborazionista dell’esercito fascista che sparava sui propri connazionali e che ebbe la disgrazia di morire in combattimento contro gli inglesi in difesa della colonia italiana e non della sua patria, Carabiniere o no, ce ne passa!

Per concludere l’ANPI da subito ha chiesto la revisione di questa delibera e ha proposto di titolarla ad un altro carabiniere morto per difendere la Patria, abbiamo proposto Salvo d’Acquisto, vice brigadiere dell’Arma dei Carabinieri, Medaglia d’oro al valore militare per essersi sacrificato il 23 settembre 1943 per salvare un gruppo di civili durante un rastrellamento delle truppe naziste. Oppure si consultino le carte del “Fronte Clandestino di Resistenza dei Carabinieri” guidato dal generale Filippo Caruso, tanto per fare un esempio dei tanti: nomi se ne troveranno a centinaia e stiano pur certi che ci troveranno presenti con le bandiere.

Non siamo noi quelli fuori dalla storia. Per stare nella storia bisogna scegliere da che parte stare. Noi stiamo dalla parte democratica della Repubblica Italiana, qualcun altro evidentemente vive nella nostalgia di passati regimi. A ciascuno il suo ruolo.

La storia della Resistenza al nazifascismo e la Costituzione Italiana sono e saranno sempre la nostra bandiera, il sig Colombo e la sua Associazione se ne facciano una ragione.

Guglielmo Invernizzi

Presidente Comitato Prov. A.N.P.I. di Como

Como 22 giugno 2019