25 APRILE – INTERVENTO DEL PRESIDENTE GUGLIELMO INVERNIZZI

APPELLO DELL’ANPI PER IL 25 APRILE 2017 a COMO

intervento di Guglielmo Invernizzi

Presidente Comitato Provinciale Como

Il 25 aprile è la festa di tutte le italiane e gli italiani. Delle loro radici e del loro futuro. Ricordiamo i combattenti per la libertà, i loro sogni di democrazia, uguaglianza e felicità, il portare avanti con coraggio e tenacia la loro speranza di un Paese civile, giusto, solidale.

Festeggiamo la Costituzione nel 70° anniversario della sua approvazione ricordando quello straordinario lavoro di concordia e responsabilità che condusse alla scrittura delle regole e della sostanza democratica della vita collettiva. Principi e valori realizzati solo in parte se guardiamo alla situazione complessiva dell’Italia dove un diritto elementare, come quello al lavoro, in particolare per i giovani, è disatteso, dove l’attuale modo di far politica per lo più allontana, invece di stimolare e promuovere la partecipazione popolare, dove l’orizzonte antifascista non è ancora pienamente patrimonio dello Stato in ogni sua espressione.

Dobbiamo essere uniti e tanti e trasmetterci reciprocamente la voglia di essere parte attiva dell’irrimandabile processo di attuazione integrale della Costituzione e di contrasto ai troppi neofascismi che impazzano nelle strade e per il web, illudendo una parte delle giovani generazioni. Dobbiamo costruire una diffusa e forte cultura del dialogo, della solidarietà, della pace.

Il 25 aprile rappresenti un impegno quotidiano a sentirci una comunità in marcia verso una democrazia realizzata fino in fondo con l’entusiasmo e le capacità di ognuno.

E’ in corso ormai da mesi una campagna diffamatoria e pretestuosa nei confronti dell’ANPI, ce ne doliamo molto, perché la Festa della Liberazione dovrebbe essere unitaria e concentrata sui ricordi, sui valori, sul presente e sul futuro, nella convinzione che si tratti di una delle giornate più significative ed importanti per la storia del nostro Paese. L’ANPI nazionale ha invitato tutte le organizzazioni periferiche a dar vita a manifestazioni imperniate sulla Resistenza, sulla Liberazione, sull’antifascismo e sulla piena attuazione della Costituzione.

L’ANPI provinciale di Como, con le proprie sezioni territoriali e in comunione con tutte le associazioni locali antifasciste partecipa attivamente a un “calendario civile” di manifestazioni ed incontri volti alla riflessione. Sono più di venti le iniziative in corso in questi giorni sul territorio e alle quali vi invitiamo a partecipare.

Il nostro fermo desiderio è che ciò avvenga in modo unitario e con una partecipazione massiccia, perché anche eventuali dissidenze (di cui saremmo comunque assai dispiaciuti) risultino secondarie e accessorie rispetto alla grandezza corale di un giorno di festa che è e deve essere di tutti.

Da qui il nostro fermo invito a nome dei combattenti per la libertà, che rappresentiamo e rappresenteremo sempre, a tutti gli italiani e a tutte le italiane, perché partecipino con entusiasmo ad ogni iniziativa dedicata ai valori fondamentali della Carta Costituzionale e dunque della nostra stessa convivenza civile.

Le bandiere fondamentali saranno quelle della Pace e della Resistenza; chi intende disturbare sarà isolato pur con i mezzi limitati di cui disponiamo. Le partigiane e i partigiani che hanno combattuto a fianco delle brigate ebraiche nel Ravennate, con l’Ottava Armata, non tollereranno che ad esse si manchi di rispetto, perché esse saranno presenti – lo auspichiamo – a pieno titolo ovunque abbiano una rappresentanza. La piazza è di tutti, in un giorno di festa nazionale, ma a condizione che tutti usino rispetto per le idee degli altri, riguardo per la Resistenza, amore per la Costituzione

La Costituzione, di cui quest’anno ricorre il settantesimo anniversario dell’approvazione, è nata dalla Resistenza che è il fondamento storico dello Stato nel quale viviamo, della Repubblica e della Democrazia in Italia. Tutti gli articoli della Costituzione rivelano la preoccupazione, sentita dai Costituenti, di non ricadere negli errori e nella vergogna provocati dall’avvento del fascismo nel nostro Paese. Ma dalla Costituzione emerge netta anche la volontà, l’impegno di trasformare il presente, di camminare nella direzione di un profondo cambiamento del Paese. A settant’anni di distanza dalla data della sua approvazione, la nostra Carta Costituzionale attende ancora di essere pienamente attuata nei suoi principi fondamentali. Siamo di fronte, nel nostro Paese, travagliato da una gravissima crisi economica, ad una pesantissima caduta dell’etica pubblica, al manifestarsi quasi quotidiano di fenomeni di corruzione. La conseguenza inevitabile di questa deriva è costituita dalla perdita di fiducia e dal diffondersi di un acuto disinteresse da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni e della politica. Questo distacco va affrontato con una profonda rigenerazione che favorisca anche, in ogni forma, la partecipazione, che è il vero sale della democrazia. Al lavoro, valore fondante della Repubblica, deve essere restituito il suo ruolo e la sua dignità, eliminando il contrasto stridente tra i principi costituzionali e la durissima realtà del nostro Paese. I giovani, in particolare, avvertono drammaticamente il disagio di non poter accedere al mondo delle professioni, di dare dunque fattivo sviluppo alle proprie capacità in coerenza coi sacrifici messi in campo per studiare e ottenere competenze. Occorre ribadire ancora una volta che i valori a cui ispirarsi sono solo e sempre quelli di una democrazia fondata sulla rappresentanza, sulla partecipazione, sull’equilibrio dei poteri, sul rispetto della persona umana e della legalità, da parte di tutti.

Non è più tollerabile, inoltre che si ripetano, con sempre maggiore frequenza, nel nostro Paese, manifestazioni di movimenti neofascisti, antisemiti e xenofobi, in netto contrasto col principio di eguaglianza e col carattere antifascista della Costituzione repubblicana. Siamo dispiaciuti, e lo dico non senza amarezza, che sul nostro territorio vengano tollerate manifestazioni fasciste e neonaziste. Sappiamo che laddove c’è la volontà questo si può impedire, ne abbiamo un esempio nelle ordinanze emesse a Milano in questi giorni. La libertà di parola sancita democraticamente dalla nostra Costituzione non va confusa con atti che la contraddicono. Nulla abbiamo in contrario che si possa mettere un fiore sulla tomba di un dittatore sanguinario, ma quando queste manifestazioni diventano sfoggio dell’esaltazione del passato regime fascista è compito delle autorità preposte, in nome delle leggi vigenti, proibirle.

Nella ricorrenza del settantaduesimo anniversario della Liberazione e del 70° anniversario dell’approvazione della Costituzione Repubblicana, dobbiamo assumere l’impegno solenne a realizzare gli ideali per cui tanti sacrifici sono stati compiuti dai Combattenti per la Libertà e a tradurre nella realtà i valori contenuti nella nostra Costituzione, in un’Italia libera e democratica e in un’Europa unita e sociale. Il nostro Continente attraversato da un pericoloso rifiorire di movimenti antisemiti, xenofobi e razzisti deve ritrovare lo spirito che fu, sessant’anni fa, all’origine della sottoscrizione dei Trattati di Roma in nome dei grandi ideali di pace, di libertà, di democrazia, ponendo al primo posto, il dovere della solidarietà e dell’accoglienza nei confronti delle centinaia di migliaia di esseri umani che fuggono dalle guerre e dalla fame e che cercano rifugio nei Paesi europei.

Mi sia permesso per concludere un ricordo e un ringraziamento particolare ad un Partigiano, Michele Moretti, artefice della fine del fascismo proprio qui sul lago di Como. Nel suo nome intendiamo ricordare tutti caduti della nostra provincia nella Lotta di Liberazione.

W la Resistenza

W la Costituzione

W la Democrazia

Il Comitato Provinciale ANPI Como

LETTERA DEL SEN. LUCIANO FORNI

Como 25 Aprile 2017

Anniversario della Liberazione

 

A Guglielmo Invernizzi

Presidente Provinciale ANPI Como

 

Caro Guglielmo,

sono veramente dispiaciuto, per ragioni di salute, di non poter partecipare insieme alla nostra Associazione, e ai cittadini comaschi, più sensibili, alla celebrazione del 72° anniversario della liberazione dell’Italia dall’occupazione dal nazifascismo.

Sono commosso nel trovarmi unito, con lo spirito ai comaschi più riconoscenti per fare memoria, con commozione immutata della fine di giovani che hanno sacrificato la vita per la nostra dignità e la nostra libertà e per riconfermare che la Resistenza è stato un movimento di popolo unico, nella sua esemplarità e organizzazione, nella storia dell’Europa.

E’ una realtà che nessuna persona o movimento possono disconoscere; al di là delle opportune ricerche storiche, se condotte con obiettività e buona fede: cosa che non sempre avviene.

E’ ora di affermare solennemente la legittimità, il coraggio, la generosità, la cultura ed il valore della Resistenza, abbandonando per sempre i tentativi di svilimento, le accuse di faziosità, o di sospetto di interessi politici settari dei Partigiani!

Detto questo il maggior sforzo va compiuto per garantire che i valori della Resistenza divengano, pienamente, le fondamenta della Costituzione nella vita dell’Italia.

C’è al contrario il tentativo di una rinuncia perché la Democrazia non sia più l’unico riferimento per la politica economica e sociale del Paese.

Invece sia a livello nazionale che locale tentano di togliere da scelte democratiche programmi economici e sociali per consegnare alla finanza nei suoi aspetti più speculativi.

Anche a Como lo sviluppo dell’economia è stato abbandonato dal Comune per attribuirlo a tavoli specialistici, composti da rappresentanti di poteri economici, che non hanno competenza derivanti di elezioni dirette, ma hanno la presunzione di essere protagonisti di una politica che privilegia i loro interessi particolari piuttosto che l’equilibrio sociale della comunità, dove la componente dei ceti più deboli è trascurata o ritenuta solo funzionale agli interessi forti rompendo l’imperativo di eguaglianza e di giustizia che è essenziale nel disegno della Costituzione. Questi che, quasi per investitura superiore si ritengono proprietari del destino del popolo sono chiusi nei loro ambienti privilegiati e non sentono l’esigenza di essere con noi,popolo, anche in queste convocazione. Forse che loro non siano stati i primi beneficiari del sacrificio dell’umile genti?!!

Un’altra distorsione che i partigiani, i patrioti e gli elettori non tollerano più è la corruzione nello stato e negli enti pubblici per gli interessi di casta o di cricca

questi prima di altri i resistenti volevano combattere insieme all’insopportabile evasione fiscale di chi, più avendo, dovrebbero concorrere più di altri a costruire una società giusta. Non da ultimo ci turba (è vero) ci indigna che il dibattito politico fra i partiti perché sia un luogo da ambizioni esagerate di singoli quasi che il successo di pochi sia anche un beneficio, o meglio il bene comune per tutti.

Un’altra cosa ci umilia! E il rifiuto a scelte culturali, programmatiche e di stili, consolidati nel tempo, che hanno dato vita ai partiti i quali dal dopoguerra hanno dato dignità alla politica e, in un confronto, talora aspro, hanno ricostruito l’Italia dal punto di vista spirituale e di giustizia. Appellarsi solo agli errori, che sono stati compiuti, senza un impegno a superarli e a dare forza ai partiti non è Reale. Vantare la non appartenenza, ai partiti, alla vigilia di scadenza elettorale è un atteggiamento miserevole che punta a fare dei protagonisti del dibattito gli argonauti della giustizia. Si tratta solo di meschinità. Cattolici, democristiani, socialisti, comunisti, liberali, azionisti sono stati tutti, chi più chi meno protagonisti della Resistenza.

Come cattolico sono orgoglioso della Medaglia d’oro Giancarlo Puecher di don Pappagallo, ucciso alle fosse ardeatine, del Beato don Carlo Gnocchi divenuto partigiano e apostolo dei mutilatini e di Teresio Olivelli nostro conterraneo morto per aiutare i compagni in campo di concentramento il 17 gennaio 1945, ora sulla via di diventare Beato, così come sono orgoglioso di Severino Gobbi, del prof. Vacchi di Caronti torturato e ammazzato dai fascisti a Menaggio. Forse sono stati uomini diparte, ma anche uomini di patria. Precursori di una politica seria che mi piace descrivere con le parole di Aldo Moro, sacrificato per lo stato e la sua gente.

La solenne dichiarazione dei diritti definita nello spirito delle tradizioni costituzionali e occidentali e, quindi nel grande filone del pensiero cristiano come inalienabile e sacro e risponde in questa situazione ad un esigenza, potremmo dire storica e ad una funzione pedagogica che rientra nella finalità di una Costituzione la quale chiude un agitato periodo di storia e ne apre un altro, avviando non soltanto attività legislative ed attività ed esperienze politiche, ma indirizzando gli spiriti e orientando nel costume e nella perfetta integrazione dei momenti personalistici e di quelli solidaristici, e nella considerazione come pietra angolare dei valor umani, fino a quelli di ordine spirituali di cui parla il 2° articolo della Costituzione.

 

Non sono parole di un indipendente, asettico, vuote di senso.

Fosse la politica fondata sulla rigorosità morale.

Caro Guglielmo, ti ho scritto il mio pensiero, non è il discorso ufficiale, è forse il testamento di un democratico forse un po’ deluso, ma ancora tenace e appassionato.

 

 

Con cordialità a te e agli amici e compagni ANPI

 

Luciano Forni