PROROGATA LA MOSTRA SCHIAVI DI HITLER

Mostra Schiavi di Hitler

L’altra Resistenza

 

Racconti, immagini, documenti dei deportati italiani 1943-1945

Mostra a cura del “Centro di Studi Schiavi di Hitler” di Cernobbio

 

Visitabile a Porlezza presso l’ex-conventino di Tavordo (Piazza Ugo Ricci – Circolo ACLI)

 

Apertura prorogata fino a domenica 8 marzo 2015

 

        ORARI (ingresso libero per tutti):

  • MATTINO:         tutti i giorni dalle 8.30 alle 12 su prenotazione per le scolaresche
  • POMERIGGIO:  venerdì, sabato e domenica dalle 15 alle 18 per tutti senza prenotazione

 

 

INFO per prenotazioni:

Umberto Savolini 335 60 44 074 – usavolini@teletu.it

PONTELAMBRO, GIOVEDI’ 5 MARZO

ANPI sez. Monguzzo – Erbese  e Associazione Erbattiva di Erba

con il patrocinio del Comune di Pontelambro

 

PONTELAMBRO ( ERBA)

MUNICIPIO, SALA CONSILIARE

GIOVEDI’ 5 MARZO, ORE 21

 

PRIMAVERA DI BELLEZZA

I giovani fra fascismo e antifascismo

relazione di

Giuseppe Calzati

presidente dell’ Istituto di Soria Contemporanea P.A. Perretta

 

 

PETIZIONE AL PRESIDENTE MATTARELLA

 

Messaggio dei cittadini al Presidente della Repubblica e a tutti i responsabili delle riforme costituzionali

Per favore dateci due anni di tempo prima di cambiare il nostro patto

 
Raniero La Valle, Luigi Ferrajoli, Domenico Gallo, Gustavo Zagrebelsky, Gianni Ferrara, Gaetano Azzariti, Umberto Romagnoli, Paolo Caretti, Alfonso di Giovine, Francesco di Matteo, Massimo Villone, Luciano Gallino, Lanfranco Turci, Angela Mancuso, Giovanni Bianco, Enrico Peyretti, padre Alberto Simoni
 
     

Sono cambiate le priorità del nostro Paese. In una democrazia rappresentativa quando cambiano le priorità e le cose più urgenti da fare, o i governanti se ne accorgono e cambiano, o si cambiano i governanti.

Oggi le priorità sono le seguenti:

1)     Salvare la Grecia e salvare l’Europa. Se la Grecia viene abbandonata, come i barconi degli immigranti nel mare Mediterraneo, l’Europa del sogno comunitario è finita; solo l’euro, il vincitore, potrebbe sopravviverle in alcuni Paesi.

2)     Scongiurare la guerra in Europa impedendo la ricostituzione della cortina di ferro più a est, tra l’Ucraina e la Russia; tornare allo spirito degli accordi di Helsinki del 1975, che sulla rinunzia a modificare con la forza i confini hanno assicurato la pace in Europa, almeno fino alla guerra contro la Iugoslavia e per il Kossovo.

3)     Ripristinare l’operazione Mare Nostrum evitando all’Italia la ripetizione del reato di ecatombe e di strage.

4)     Promuovere un’azione ai sensi del cap. 7 della Carta dell’ONU per debellare il DAESH (ISIS) al fine di ristabilire “la pace e la sicurezza internazionale”.

5)     Avviare un piano straordinario di interventi pubblici per creare nuove opportunità di lavoro, a cominciare dai giovani.

6)     Ripristinare la dignità e la serietà formativa della scuola, per cambiare il futuro.

 

A fronte di queste urgenze, sarebbe inconcepibile che il Parlamento si avvitasse in un vortice per cambiare di fretta la Costituzione e abolire il Senato. La rottura del patto del Nazareno ha portato alla luce il fatto che la riforma in corso non ha mai avuto una vera maggioranza libera né al Senato né alla Camera, ma una maggioranza fittizia creata dal concorso di disciplina di partito e strenui regolamenti parlamentari. Sarebbe ora insostenibile  per il Paese una riforma realizzata da un solo partito, e sottoposta poi a un ingannevole plebiscito popolare.

Noi chiediamo perciò che, sulla base del lavoro fin qui compiuto, l’ulteriore esame della riforma, come richiesto dai giuristi dei Comitati Dossetti per la Costituzione, sia rinviato e ripreso nella prossima legislatura, in modo che ai cittadini siano lasciati intanto due anni di tempo per essere informati e discutere la nuova configurazione del patto costituzionale; e chiediamo che il resto della presente legislatura sia dedicato a far fronte alle urgenze indicate.

Nel messaggio del Presidente della Repubblica abbiamo ascoltato che la vera garanzia della Costituzione è attuarla e che il suo vero fallimento è la corruzione. La nostra fretta è che siano intraprese azioni per attuare i diritti oggi più disattesi, per estirpare dalla politica il mercato delle indulgenze e dei favori e per fare dell’Italia un’artefice di giustizia e di pace tra le nazioni.

Ciò fino al 2018 si può fare con la Costituzione che c’è,  e se la si cambia lo si deve fare in modo che ciò resti possibile. I nostri vecchi ci hanno detto che i migliori articoli della nostra Costituzione sono stati scritti sulle montagne da quanti resistevano e combattevano per una Patria migliore. Noi non vorremmo che ora fossero cambiati nel tumulto del Parlamento e nello sconcerto dei cittadini, e vorremmo che se ne potesse discutere  non solo nei Palazzi e nelle Camere ma sulla stampa, in TV, nelle fabbriche, negli uffici e in tutti i luoghi in cui ci incontriamo nel Paese; altrimenti noi cittadini, soprattutto i più giovani, saremmo vittime di un’esclusione dalle stanze della conoscenza e della decisione politica.

Per la stessa ragione vorremmo andare alle prossime elezioni esprimendo il nostro voto e le nostre preferenze anche su queste riforme, in un quadro ancora pluripartitico e proporzionale, meglio ancora se con primarie obbligatorie riservate agli iscritti e trasparenti per legge, e vorremmo che nessun premio di maggioranza sia attribuito in ballottaggi cui non partecipino almeno il sessanta per cento dei cittadini.

Solo così, nella prossima legislatura, potremmo avere una Costituzione rinnovata come fattore di unità e non di divisione, come una conquista comune, non come il trofeo di qualcuno.

Roma, 11/02/2015

Raniero La Valle, Luigi Ferrajoli, Domenico Gallo, Gustavo Zagrebelsky, Gianni Ferrara, Gaetano Azzariti, Umberto Romagnoli, Paolo Caretti, Alfonso di Giovine, Francesco di Matteo, Massimo Villone, Luciano Gallino, Lanfranco Turci, Angela Mancuso, Giovanni Bianco, Enrico Peyretti, padre Alberto Simoni

Per aderire alla petizione:

www.change.org/p/presidente-della-repubblica-e-a-tutti-i-responsabili-delle-riforme-istituzionali-sono-cambiate-le-priorità-deve-cambiare-l-agenda-per-favore-dateci-due-anni-di-tempo-prima-di-cambiare-il-nostro-patto

PERUGINO PERUGINI

Perugino Perugini

Perugino Perugini nasce a Milano il 25 maggio 1926 da una famiglia di antifascisti.

Il padre, Feliciano Perugini, ferroviere a Perugia, nel corso delle lotte del proletariato seguite alla presa del potere fascista, collabora al deragliamento di un treno che trasportava armi e, in seguito a quell’episodio, viene licenziato con più di 500 colleghi.

La famiglia deve quindi trasferirsi a Milano, dove Feliciano Perugini trova lavoro in una fabbrica di bilance affettatrici. A causa di una spiata, viene scoperto sul lavoro con una copia dell’Unità, giornale a quell’epoca fuorilegge, e viene licenziato in tronco. Perseguitato politico, ogni volta che in città arriva qualche gerarca fascista o Mussolini stesso, viene prelevato e preventivamente portato in prigione per qualche giorno. Ogni sera viene controllato per verificare che sia presente in casa.

E’ in questo periodo che si forma, nel giovanissimo Perugino, la coscienza di cosa significhi essere antifascista e comunista. E’ una scelta che lo accompagnerà per tutta la vita.

Nel ’43, a soli 17 anni, entra a far parte di un gruppo di giovani che organizzano il contrabbando di armi destinate alla Resistenza.

Spiato e sorpreso, viene arrestato con un amico di qualche anno più grande.

Portati nella caserma di via Cadamosto, a Porta Venezia, i due ragazzi vengono torturati ma Perugino, nonostante che, per le percosse, subisca la frattura del setto nasale, non parla.

Viene infine liberato grazie al gesto eroico dell’amico, che lo scagiona prendendo su di sé tutte le reponsabilità. Il ragazzo viene deportato in un campo di concentramento tedesco da cui farà ritorno solo alla fine della guerra, ma così debilitato nel fisico da morire dopo soli tre mesi.

Perugino, dopo la Liberazione, conosce, nella sede del partito comunista, la compagna Giordana Meregalli, che sposa nel 1953.

Nel ’54 Perugino e Giordana si trasferiscono a Como. Perugino entra a far parte degli organismi dirigenti del P.C.I., mentre Giordana iscritta al partito, partecipa alle iniziative.

Sempre instancabile nel suo impegno politico, è tra i soci fondatori del CNA comasco e, dal 1970 fino al 1975, Consigliere Provinciale eletto nelle file del P.C.I.

Successivamente, è tra i soci fondatori della “Cooperativa di Solidarietà Sociale  A. Lissi”, dell’ “Associazione Italia – Urss” e del “Circolo di Como dell’ Associazione Nazionale di Amicizia Italia – Cuba”, di cui è stato Tesoriere e Dirigente sino alla fine.

Da sempre è stato la vera colonna portante dell’ANPI, a cui ha generosamente dedicato tanta parte della sua vita e di cui fu, fino all’ultimo giorno, l’instancabile segretario, avendo sempre rifiutato, per la sua natura schiva e modesta, ogni altra carica.

Ci ha lasciati il 15 febbraio del 2009 e non è un’esagerazione affermare che l’Associazione Partigiani di Como sente ancora oggi la sua mancanza, e la sentirà ancora per lungo tempo, non solamente per tutto quello che lui ha fatto per la nostra Associazione, ma soprattutto perché Perugino era un uomo che non aveva mai smesso di insegnarci qualcosa: apparteneva a coloro che intendono la lotta politica come un fecondo e leale confronto di idee e non un contrasto di rancori personali. Era l’uomo del dialogo, dell’ascolto, del rispetto per le idee altrui; sempre sensibile verso i problemi del mondo del lavoro, credeva fortemente nella libertà e nella giustizia sociale: per lui l’una era inscindibile dall’altra.

Riconoscenza perché Perugino, nato povero e morto povero, ha lasciato a noi tutti la ricchezza del suo esempio.

 

MANIFESTAZIONE UNITARIA A TORINO

 

LEGGE ELETTORALE E RIFORMA DEL SENATO: ERA (ED E’) UNA QUESTIONE DEMOCRATICA

Il 21 febbraio a Torino incontro pubblico promosso dall’ANPI Nazionale. Interverranno Carlo Smuraglia, Gustavo Zagrebelsky, Sandra Bonsanti e Antonio Caputo. Adesioni di ARCI e Libertà e Giustizia. La partecipazione della CGIL 

 

Una legge elettorale che consente di formare una Camera con quasi i due terzi di “nominati”, non restituisce la parola ai cittadini, né garantisce la rappresentanza piena cui hanno diritto per norme costituzionaliQuanto al Senato, l’esercizio della sovranità popolare presuppone una vera rappresentanza  dei cittadini fondata su una vera elettività. Togliere, praticamente, di mezzo, una delle Camere elettive previste dalla Costituzione, significa incidere fortemente, sia sul sistema della rappresentanza, sia su quel contesto di poteri  e contropoteri, che è necessario in ogni Paese civile e democratico e che da noi è espressamente previsto dalla Costituzione (in forme che certamente possono essere modificate, a condizione di lasciare intatte rappresentanza e democrazia e non sacrificandole al mito della governabilità).

Sabato 21 febbraio a Torino, in un incontro pubblico a più voci,  verrà ribadito con forza che i provvedimenti in questione costituiscono un vero e proprio strappo nel nostro sistema democratico.

In un momento di particolare importanza, come questo, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, affrontando i problemi nella loro reale consistenza e togliendo di mezzo, una volta per tutte, la questione del preteso risparmio con la riduzione del numero dei Senatori, perché uguale risultato potrebbe essere raggiunto riducendo il numero complessivo dei parlamentari.

Ai parlamentari, adesso, spetta il coraggio delle decisioni anche scomode; ai partiti, se davvero vogliono riavvicinare i cittadini alle istituzioni ed alla politica, compete di adottare misure e proporre iniziative legislative di taglio riformatore idonee a rafforzare la democrazia, la rappresentanza e la partecipazione anziché ridurne gli spazi. Ai cittadini ed alle cittadine compete di uscire dal rassegnato silenzio, dal conformismo, dalla indifferenza e far sentire la propria voce per sostenere e difendere i connotati essenziali della democrazia, a partire dalla partecipazione e per rendere  il posto che loro spetta ai valori fondamentali, nati dall’esperienza resistenziale e recepiti dalla Costituzione.

L’Italia può farcela ad uscire dalla crisi economica, morale e politica, solo rimettendo in primo piano i valori costituzionali e le ragioni etiche e di buona politica che hanno rappresentato il sogno, le speranze e l’impegno della Resistenza.

 

ADERISCONO ALL’INIZIATIVA  ARCI Nazionale e Libertà e Giustizia

 

Parteciperemo con interesse alle iniziative di confronto e approfondimento che saranno promosse sul processo di riforma istituzionale in atto, a cominciare da quelle messe in campo dall’ANPI, nel rispetto delle differenti valutazioni di merito sui singoli temi“.

Su http://www.anpi.it/media/uploads/files/2015/02/cgil_150221.pdf  la nota inviata dalla CGIL alla Segreteria Nazionale ANPI