LO SFRUTTAMENTO DEGLI ESSERI UMANI NEI LAGER

L’industria tedesca, in accordo con l’ amministrazione del reparto economico di Auschwitz, era autorizzata ad usare “senza risparmio” la mano d’ opera degli internati. Per ognuno di essi le industrie versavano 6 marchi al giorno per gli specializzati, e 4 marchi per i non specializzati.

Ogni internato era un numero che in vita o in morte aveva un valore economico da cui si doveva ricavare un profitto.


Il grado di perfezione cui era giunto questo mostruoso sfruttamento risulta dai calcoli che l’ SS – Wirtschafts – Verwaltungshaupamptes aveva stilato:

Rendimento medio per internato …………………. R.M.      6 marchi

Dedotto mantenimento   ……………………………. R.M.   –  0,60 marchi

Dedotto logoramento abiti …………………………. R.M.    –  0,10 marchi

                                                                   ———————————-

                                                                                    5,30 marchi

Durata medio della vita / calcolata in 9 mesi      

/ 270 X R.M. 5,30)    ………………………..            R.M.    1.431 marchi

                                                                   ————————————-

 

Ricavo presunto da utilizzo del cadavere

– oro dei denti – abiti civili – oggetti preziosi – denaro         R.M.      200 marchi

– dedotto spese cremazione   ………………….. ……….       R.M.       – 2 marchi

                                                                           ————————————–

                                                                                    R.M.      198 marchi

 

TOTALE RENDIMENTO                                                     R.M.     1.629 marchi a internato                                              

AUGURI ROSALINDA!

95 ANNI, E NON SENTIRLI

95* compleanno per la staffetta partigiana ( e prima segretaria Anpi di Como) Rosalinda Zariati, che ci è apparsa come sempre sorridente e in ottima forma.

 

Intervista a Rosalinda di alcuni anni fa

http://www.laprovinciadicomo.it/videos/video/18703/?category=None

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IL CANGURO ILLEGITTIMO

IL CANGURO ILLEGITTIMO

Di Gaetano Azzariti

L’approvazione dell’emen­da­mento Espo­sito rap­pre­senta un colpo al cuore del sistema par­la­men­tare. Frutto di un esca­mo­tage pro­ce­du­rale, esprime esem­plar­mente la cul­tura machia­vel­lica di una classe poli­tica dispo­sta ad adot­tare ogni mezzo pur di con­se­guire il fine, senza pre­oc­cu­parsi delle con­se­guenze di più lungo periodo.

Se si guarda alla sostanza della vicenda appare chiaro l’uso stru­men­tale delle regole parlamentari.

L’emendamento pro­po­sto, infatti, ha avuto come unico scopo quello di impe­dire la discus­sione e la vota­zione sulle pro­po­ste dei par­la­men­tari. «Blin­dando» l’accordo poli­tico defi­nito in sede extraparlamentare.

È l’ultimo tas­sello di un più ampio mosaico costruito per sot­trarre ogni auto­no­mia al par­la­mento. Già erano state for­zate le ordi­na­rie pro­ce­dure di for­ma­zione della legge quando si è impo­sto alla com­mis­sione affari costi­tu­zio­nali di inter­rom­pere i pro­pri lavori prima di aver ulti­mato l’esame e prima di poter votare sul dise­gno di legge tra­smesso dalla Camera. Si è così pas­sati all’esame dell’Aula senza che fosse con­sen­tito ai sena­tori in com­mis­sione di pro­nun­ciarsi nel merito della riforma.

E ciò è avve­nuto nono­stante una pre­vi­sione costi­tu­zio­nale — l’art. 72 — imponga l’adozione della pro­ce­dura “nor­male” di esame e di appro­va­zione in mate­ria elet­to­rale. In modo disin­volto, si è giu­sti­fi­cato lo strappo con­fi­dando sull’esame dell’Aula.

In fondo — qual­che inge­nuo poteva rite­nere — in que­sta seconda sede non si poteva di certo sfug­gire a quanto scrive la nostra Costi­tu­zione che sta­bi­li­sce che ogni dise­gno di legge deve essere appro­vato arti­colo per arti­colo e con vota­zione finale. E invece la fan­ta­sia ha supe­rato ogni osta­colo, riu­scendo a libe­rare la mag­gio­ranza di governo da ogni fasti­dioso limite d’ordine costituzionale.

L’emen­da­mento Espo­sito ribalta la ratio della dispo­si­zione costi­tu­zio­nale e impone anzi­tutto una sorta di “vota­zione finale” per poi obbli­gare i nostri par­la­men­tari ad ade­guarsi nelle suc­ces­sive vota­zioni arti­colo per articolo.

Con­tro ogni tec­nica di buona legi­sla­zione fa pre­met­tere alla legge una dispo­si­zione (signi­fi­ca­ti­va­mente indi­cata come art. 01) che non ha nes­sun con­te­nuto pre­cet­tivo, bensì si limita a rias­su­mere per intero i prin­cipi che devono essere con­te­nuti nelle suc­ces­sive disposizioni.

Un inu­suale e inu­tile pre­am­bolo d’intenti. Si pensa così di aver tro­vato il modo per impe­dire ogni ulte­riore pos­si­bile discus­sione, vota­zione ed even­tuale appro­va­zione di arti­coli non con­formi (secondo il rego­la­mento del Senato, infatti, non sono ammessi emen­da­menti in con­tra­sto con deli­be­ra­zioni già adot­tate sull’argomento nel corso della discussione).

Lo stra­vol­gi­mento di ogni logica par­la­men­tare appare evi­dente, l’uso stru­men­tale del rego­la­mento palese. Eppure tutto ciò sta avve­nendo sotto i nostri occhi senza scan­dalo, in nome del cam­bia­mento, sotto la pres­sione di una poli­tica con­cen­trata sul risul­tato da con­se­guire ad ogni costo.

Una poli­tica miope e pericolosa.

Miope per­ché, ridotto il par­la­mento ad una sala da poker, dove vince il più abile e più spre­giu­di­cato tra i con­ten­denti, non sarà facile garan­tire la sta­bi­lità del governo. Di volta in volta il pre­si­dente del con­si­glio dovrà ricer­care una sua mag­gio­ranza, varia­bile se non pro­pria­mente occa­sio­nale: ora con la mino­ranza interna ora con frange delle oppo­si­zioni. Con ben poche garan­zie di tenuta e coe­renza dell’indirizzo poli­tico complessivo.

Inol­tre, i governi a mag­gio­ranze varia­bili sono ine­so­ra­bil­mente espo­sti al potere di “ricatto” ovvero di veto degli alleati occa­sio­nali, i quali, non essendo legati alla stra­te­gia com­ples­siva dell’esecutivo, potranno legit­ti­ma­mente porre le pro­prie con­di­zioni e far valere i pro­pri inte­ressi poli­tici e per­so­nali del momento.

Con­fi­dare sul fatto che tanto qual­cuno alla fine si trova per far pas­sare le pro­prie pro­po­ste, vista anche l’attuale fran­tu­ma­zione di tutte le for­ma­zioni poli­ti­che orga­niz­zate, sia di mag­gio­ranza che di oppo­si­zione, fran­ca­mente non appare una stra­te­gia lungimirante.

Ma i gio­ca­tori di poker — si sa — con­fi­dano più sulla pro­pria abi­lità e sulla for­tuna che non sul rispetto delle regole del gioco.

Ed è qui che si nasconde il peri­colo mag­giore di una simile politica.

Fino a quando e fino a dove può arri­vare l’interpretazione disin­volta e cinica dei rego­la­menti, delle prassi, delle leggi, della Costituzione?

Lo stra­ta­gemma archi­tet­tato que­sta volta per scon­fig­gere “fre­na­tori e gufi” potrà essere ripe­tuto in futuro, altri espe­dienti potranno essere esco­gi­tati per silen­ziare il par­la­mento, le voci di oppo­si­zione, la dia­let­tica poli­tica. Ma alla fine che rimarrà del sistema parlamentare?

ilmanifesto. 22 gennaio 2015

COMUNICATO ANPI

Aggressione fascista a Cremona

Domenica scorsa a Cremona si é verificata l’ennesima aggressione fascista di Casa Pound. Un cittadino, massacrato a colpi di spranga, é ricoverato in pericolo di vita. A confermare, se mai ce ne fosse bisogno, la natura intimamente antidemocratica e violenta, di questa come di altre formazioni neofasciste variamente travestite, natura già più volte accertata e sanzionata in diverse sentenze di Cassazione.
A ricordare alle autorità politiche, amministrative, dei corpi statali ed ai cittadini, che chi usa la violenza, il razzismo, la xenofobia per far rivivere le aberrazioni del fascismo e del nazismo , qui in Italia come in altri paesi d’Europa, deve essere contrastato: sul piano culturale, politico, istituzionale e giuridico.
Il limite all’art. 21 della Costituzione (libertà di pensiero e di parola) é il diritto/dovere di autodifesa della democrazia.

Non ci possono essere equidistanze, ieri come oggi, tra fascismo ed antifascismo.
Non ci sono solo i problemi di ordine pubblico, ma anche quelli di ordine repubblicano.
Le sottovalutazioni  delle istituzioni nel contrastare questi fenomeni di neofascismo, in crescita esponenziale nella nostra regione non hanno più giustificazioni ed é doveroso che le leggi Scelba e Mancini vengano rigorosamente applicate.

L’ANPI regionale di Lombardia, nell’esprimere solidarietà all’aggredito e gli auguri più partecipi per la sua guarigione, invita tutti, autorità e cittadini, ad una vigilanza attiva  e a porre in atto tutte le iniziative volte  a contrastare e sconfiggere, nelle coscienze e con la legge, quella vergogna della specie umana che é stato ed é il fascismo.

Milano, 20 gennaio 2015

La Presidenza
ANPI Regionale Lombardia

COMO, GIORNATA DELLA MEMORIA

 

SABATO 24 GENNAIO

COMO, BIBLIOTECA COMUNALE

ORE 15

In occasione della Giornata della Memoria e del 70° Anniversario della morte di Dietrich Bonhoeffer, l’Anpi Provinciale e Anpi sez.di Como, in collaborazione con la comunità Valdese di Como
organizzano un incontro sul tema:

Il contributo alla Resistenza Europea dei giovani della Rosa Bianca, del teologo Dietrich Bonhoeffer e del pastore Carlo Lupo

conversazione a cura del pastore della Chiesa Valdese di Como Andreas Köhn

introduce l’on. Renzo Pigni
vice presidente Anpi Provinciale di Como

 

 

L’intenzione dell’iniziativa del 24 gennaio è quella di ricordare alcune figure significative per il loro contributo alla resistenza europea.
Nel 2015 ricorre il 70° anniversario della Liberazione e della fine della seconda guerra mondiale, così come quello della morte del teologo luterano  Dietrich Bonhoeffer, giustiziato nell’aprile 1945 per la sua partecipazione alla cospirazione animata dall’ammiraglio Canaris, il cui gruppo aveva tentato invano di uccidere Hitler. Da parte sua, il gruppo di resistenza “La Rosa Bianca”, formato da giovani studenti all’università di Monaco di Baviera, aveva messo in circolazione, tra il 1942 e il 1943, una serie di volantini in cui si esortava il popolo tedesco ad opporsi al regime nazista e di liberarsi dal tiranno. Testimone dell’impegno contro fascismo e nazismo è, a Como il pastore valdese Carlo Lupo, che aveva assunto durante il suo ministero pastorale una chiara posizione antifascista.

 

Invitiamo gli antifascisti a partecipare numerosi