ROMA, 29 APRILE, UNA QUESTIONE DI DEMOCRAZIA

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Roma, 29 aprile, Teatro Eliseo. Sono solo le 16 del pomeriggio e già il teatro è gremito. Ci sono rappresentanti di tutte le sezioni: uomini anziani coi capelli bianchi, moltissime le donne e i giovani coi fazzoletti al collo. E’ il popolo festoso e colorato dell’Anpi. Li guardi che si salutano e si abbracciano e ti senti bene, sei felice di far parte di questa bella associazione. Sulle ringhiere del palco ci sono quelli che attaccano le bandiere e gli striscioni delle sezioni. I rappresentanti dell’Anpi di Palermo girano per il teatro a salutare, regalano libri e cartoline della sezione : mi raccomando, vi aspettiamo a Palermo! Venite a trovarci per il primo maggio! Mi siedo e una signora mi offre una caramella: vuole? no, grazie, molto gentile. Sono dell’Anpi di Rimini, mi dice. Ci guardiamo e ci stringiamo la mano sorridendo.

L’incontro inizia con i saluti agli ospiti: applausi scroscianti per Sandra Bonsanti, di Giustizia e Libertà e per i delegati CGIL. C’è anche Cesare Salvi del PD, Pippo Civati e qualcuno ha visto, dice, Fassina.

Dopo le presentazioni prende la parola Carlo Smuraglia: “occorre ampliare gli spazi della democrazia e bisogna restituire la parola ai cittadini, quella parola che è stata loro tolta con la legge elettorale chiamata Porcellum. Qualcuno va dicendo che bisogna fare le riforme in fretta in nome della governabilità: la rappresentanza dei cittadini è in primo piano rispetto alla governabilità. Ed è enorme che si faccia una modifica alla Costituzione per risparmiare, come si va dicendo, dei soldi!

Al contrario, differenziare il lavoro delle due camere vuol dire fare le leggi con ponderazione, riflettendoci bene e non è stato raro, in passato, il caso in cui il Senato ha fatto migliorare le leggi in esame. Bisogna mantenere il sistema elettivo per mantenere una camera “alta”, e bisogna fare una legge elettorale che sia rappresentativa della volontà dei cittadini.” Smuraglia parla anche di “ liberismo sfrenato e di rigorismo ingiustificato”. La platea applaude con entusiasmo. Ultimo accenno al pericolo delle nuove destre.” c’è tanto bisogno di una maggiore attenzione alla rinascita in Europa dei movimenti di estrema destra, quando non dichiaratamente neo-nazisti, un tema colpevolmente assente nelle campagne elettorali in corso per il parlamento europeo. Strano – conclude Smuraglia- la parola antifascismo i nostri attuali governanti non la pronunciano mai”.

E’ la volta di Stefano Rodotà. Grandissimi applausi da parte dei presenti. Qualcuno lo saluta:” Ciao, professorone!” Tutti ridono e applaudono.

Le prime parole di Rodotà sono in ricordo di Arturo Carlo Iemolo, Parri, Cotignola, Calamandrei, che si opposero alla legge truffa del ’53. “Allora la chiamarono legge truffa, dice Rodotà, ma era ben poca cosa in confronto al premio di maggioranza in discussione oggi.: se la Costituzione non è di competenza esclusiva dei ‘professori’, non è nemmeno proprietà del Presidente del Consiglio, ma del popolo italiano, che deve essere informato correttamente e coinvolto nel processo decisionale di eventuali modifiche. Chi ci chiama professoroni usa un termine dispregiativo nei confronti della cultura, c’è un forte disprezzo per la cultura in Italia, nell’ultimo ventennio abbiamo assistito a una forte regressione culturale. Ma l’ autonomia della politica dalla cultura genera qualcosa di molto rozzo. Al contrario, il contatto con la cultura libera la politica dalla soggezione degli interessi.” C’è l’attacco a Renzi: “Renzi ha dichiarato di voler abolire il segreto di Stato: abolisca allora anche il segreto di Stato sull’accordo del Nazareno, perchè non si sa ancora su quale accordo il Senato nei prossimi giorni discuterà!” e infine si parla di “una cultura politica tesa a mantenere le posizioni di potere, dopo questa riforma sul Senato si consegnerà una Camera nelle mani del vincitore delle prossime elezioni”.

Lunghissimi applausi al termine del discorso di Rodotà, ma è un’autentica ovazione quando il prof. Ferrara attacca con le parole ”cari compagni e compagne”.

Gianni Ferrara solleva il problema del principio di legalità: “la legge elettorale attualmente in vigore è stata dichiarata incostituzionale: può un governo eletto con una legge elettorale incostituzionale varare delle modifiche alla Costituzione? Un Stato moderno deve essere prima di tutto rappresentativo. Il Porcellum ha compresso diritti e prodotto interessi. In un Paese civile, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, la legalità doveva essere ripristinata, tornando al voto con una legge elettorale come il Mattarellum. Oggi viviamo in un colpo di Stato continuato.” Parole forti. Ferrara ricorda che di governabilità in Italia si parla fin dal 1979/1980 e fu Craxi ad iniziare, parlando di presidenzialismo e di Trilaterale. In realtà si vorrebbe sostituire al criterio della ‘rappresentanza’ parlamentare quello della ‘investitura’ di un capo dell’esecutivo con poteri quasi assoluti. “In quegli anni, dice Gianni Ferrara, la domanda di democrazia che veniva da ogni parte del Paese era troppa, e doveva essere compressa, fu così che incominciò la contro-rivoluzione.” E sul premio di maggioranza: “la governabilità non è un principio, ma un obiettivo. La vera maggioranza, in un Paese, sono gli elettori e ciò che gli elettori esprimono con il loro voto. Dare ad una lista il 52% dei seggi significa togliere a degli elettori ciò che essi avevano votato”.

Sia Ferrara che Rodotà si sono associati all’appello che era stato lanciato in apertura dal presidente nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia per una azione unitaria finalizzata a fornire ai cittadini una informazione oggettiva sui reali contenuti delle ‘riforme’ all’esame del Parlamento, e per rifiutare l’imposizione di scelte affrettate dettate solo da esigenze elettorali, inaccettabili su temi così rilevanti.

L’incontro all’Eliseo è terminato. Non resta che accomiatarsi. Il popolo dell’Anpi torna alle belle città.

I video:

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/04/29/riforme-rodota-renzi-tolga-segreto-di-stato-dallaccordo-del-nazareno/276659/

http://video.repubblica.it/dossier/governo-renzi/rodota-renzi-leva-il-segreto-inizi-dal-patto-del-nazareno/164240/162730

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COMUNICATO ANPI SEZIONE COMO

COMUNICATO STAMPA/25 APRILE 2014

Apprendiamo in questi giorni che il 30 aprile prossimo, forze neofasciste manifesteranno pubblicamente a Como e con il pretesto di commemorare la persona di Sergio Ramelli, insceneranno la solita fiaccolata a ritmo di tamburo, con l’utilizzo e l’esaltazione di simboli, slogan neofascisti e saluti romani, a cui abbiamo già purtroppo assistito negli anni scorsi.

Il manifesto che ne promuove la partecipazione (che alleghiamo per conoscenza) è un aberrante corollario della simbologia neofascista e, già di per sé, prefigurerebbe la violazione sia della legge 645/1952 (cosiddetta Legge Scelba), che punisce “chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche, ovvero idee o metodi razzisti”, sia della legge 205/1993 (cosiddetta Legge Macino) che punisce chi propaganda e incita all’odio e alla discriminazione razziale, etnica o religiosa.

Crediamo che commemorare un giovane ragazzo vittima di un omicidio sia umanamente legittimo. Tuttavia è altrettanto necessario e doveroso opporsi alla bieca strumentalizzazione di questo tragico evento attraverso parate neofasciste che da alcuni anni deturpano la nostra città sede del Monumento alla Resistenza europea. Monumento che ricordiamo essere unico al mondo per il suo alto significato ideale di riscatto dei popoli contro la barbarie nazifascista.

Riteniamo inoltre che la città di Como non possa più tollerare simili manifestazioni organizzate da soggetti che non si riconoscono in alcun modo nei valori costituzionali antifascisti e democratici.

Chiediamo quindi con forza alle Autorità competenti e alle Istituzioni democratiche che facciano tutto quanto è possibile al fine di evitare che simili offese alla Repubblica italiana e alla nostra Costituzione possano essere continuamente reiterate. Soprattutto, chiediamo  che finalmente si applichino e vengano fatte rispettare le Leggi Macino e Scelba.

Chiediamo inoltre al Sindaco di intervenire in prima persona -così come ha fatto il suo collega Pisapia di Milano- presso le Istituzioni preposte, affinchè questa situazione venga affrontata e definitivamente risolta.

ANPI Sezione di Como “Perugino Perugini”
www.anpisezionecomo.net

GUANZATE, DISCORSO DEL PRESIDENTE ANPI SEPRIO

Il discorso del presidente dell’Anpi Seprio, Giuseppe De Luca, tenuto a Guanzate venerdì 25 aprile

La Resistenza a Guanzate

Siamo qui difronte a questo cippo, innalzato su disegno di Ernesto Guffanti e voluto dal Comune di Guanzate a perenne memoria della barbara esecuzione di Luigi Clerici ed Elio Zampiero,effettuata dai nazifascisti il 20 agosto 1944,perchè non si dimentichi che c’è stata un’epoca nella storia del nostro paese in cui libertà,democrazia e partecipazione non trovavano posto nella vita quotidiana della popolazione e per ricordare che per la loro conquista molti partigiani di diversa ispirazione culturale e politica immolarono la loro vita.

E siamo qui per ricordare anche il sacrificio di Aurelio Bancora, morto nel campo di concentramento di Flosselburg a 19 anni e di Francesco Rimoldi fucilato il 19 settembre 1943 all’età di 20 anni,come ritorsione ai fatti dell’8 settembre per sottolineare che il nazismo aveva fatto dei campi di concentramento dei veri e propri luoghi di sterminio degli oppositori politici e degli ebrei e che il fascismo usava le persecuzioni e l’eliminazione fisica degli avversari politici come strumento per controllare l’opposizione.

La resistenza a Guanzate ha questi volti,ai quali bisogna aggiungere anche quelli di molti cittadini che vi parteciparono attivamente mettendo a repentaglio la loro vita e quella delle loro famiglie, sia nel periodo della clandestinità che in quello dell’insurrezione.

A tutti loro va la nostra riconoscenza e la nostra gratitudine per averci consegnato un’Italia libera dagli oppressori nazifascisti,retta da una Costituzione repubblicana i cui valori fondamentali hanno radici profonde nella lotta di Resistenza e nella guerra di Liberazione,dotata di istituzioni democratiche, i cui rappresentanti devono essere sempre liberamente eletti dai cittadini.

E’ questro spazio di democrazia,conquistato con il sacrificio dei partigiani caduti,dei civili inermi trucidati in stragi inumane,degli ebrei deportati nei campi di concentramento che oggi si vuole ridurre.

Con proposte di riforma della Costituzione e di una legge elettorale che impedisce ai cittadini il libero esercizio della democrazia,a cominciare dalla libera scelta di chi è candidato a governarci e che espropria il parlamento della sua funzione di rappresentanza.

L’ANPI è contro questo disegno politico di smantellamento dello stato democratico e chiama alla mobilitazione la popolazione perchè contribuisca

con la sua partecipazione alle manifestazioni che sono indette in tutta Italia a dare forza alla proposta che la nostra Costituzione prima di essere cambiata va applicata in tutte le sue parti e che se cambiamenti devono esserci per adattarla alle mutate situazioni storiche essi devono trovare il parlamento ed i cittadini come protagonisti, ma che i suoi valori fondamentali vanno considerati come immodificabili.

Le scorciatoie sono pericolose perchè introducono principi che nulla hanno a che fare con la democrazia e la partecipazione,che sono alcuni dei capisaldi della nostra Costituzione

Per questo siamo qui a ribadire che come AnpiSeprio non smetteremo di lottare perchè i valori che sono stati a fondamento della Resistenza e della nostra Costituzione siano applicati in tutti i campi della vita sociale,culturale e lavorativa e non vengano stravolti da disegni politici autoritari. Cosi come ribadiamo che siamo a fianco ed esprimiamo sincera solidarietà verso quei popoli che oggi lottano nei loro paesi per liberarsi dell’oppressione fascista,che impedisce libere elezioni ed una organizzazione democratica della vita sociale;a cominciare dal popolo palestinese , il quale da oltre 50 anni lotta contro il sionismo perchè privato con la forza di uno stato dentro il quale riconoscersi e vivere in pace con i vicini.

Su uno di questi valori ,però, vogliamo richiamare l’attenzione di chi governa il nostro paese:il diritto al lavoro.

Non è più tollerabile che in un grande paese come l’Italia ci sia tanta disoccupazione in particolare tra le nuove generazioni. L’assenza di prospettive rende vulnerabili le persone e le espone a rischi di devianza ed emarginazine ,alimentando cosi la loro rabbia sociale e la loro disperazione. Che mettono a rischio la tenuta democratica del nostro paese.

Si intervenga con un piano straordinario per il lavoro che faccia ripartire da subito l’occupazione,investendo nei settori dove più immediato è l’effetto dello sviluppo,come quello della mautenzione del territorio italiano che è gravemente dissestato o dell’edilizia scolastica che cade a pezzi o delle energie alternative.

Si evitino politiche assistenzialistiche,che sono una pratica sociale che il nostro paese non può permettersi,e si trovino da subito,non fra un anno,le risorse per fare ripartire il volano dello sviluppo.

Lo ripetiamo con forza:se non si pone fine all’epoca dei senza lavoro,l’Italia non va da nessuna parte.

Ma bisogna essere consapevoli che da soli non c’è la possiamo fare su tutti i fronti sui quali dobbiamo operare ,abbiamo bisogno di grandi alleanze in europa e nel mondo,non possiamo chiuderci dentro un perimetro culturale molto ristretto ed angusto quando gli altri paesi viaggiano con una prospettiva aperta a 360 gradi.

Per questo l’ANPI sostiene che oggi abbiamo bisogno di più Europa e non di meno Europa,di una europa diversa; non quella delle banche e dei grandi speculatori finanziari,ma di un’europa sociale,dei popoli, che rilanci i valori della Resistenza Europea che seppe lottare contro il franchismo,il fascismo ed il nazismo.

Una vera europa federata,quindi,che sviluppi e sostenga politiche di superamento delle diseguaglianze sociali e di integrazione della diversità,a cominciare della scuola.

La costruzione di contesti di vita inclusivi deve essere la filosofia sociale del nostro paese. Essa si basa su una politica di contrasto della discriminazione per motivi di genere,etnici,religiosi,culturali,sociali e biopsicofisici.

Questa visione sociale e culturale deve essere alla base del semestre della Presidenza Italiana del Semestre Europeo.

Votare alle prossime elezioni europee contro le destre xenofobe ed antisemite è quindi nostro dovere civile,una nostra precisa responsabilità sociale per prevenire l’affermazione di partiti eversivi e populisti, che vogliono fare tornare indietro le lancette della storia.

Facciamo quindi nostro il monito di Bertold Brecht sul nazismo, egli cosi afferma “occorre agire non parlare.Questo mostro ( il nazismo,ndr) stava per governare il mondo. I popoli lo spensero ma non cantiamo vittoria troppo presto:il grembo da cui nacque è ancora fecondo”.

Ora e Sempre Resistenza.

Viva il 25 aprile, Festa della Liberazione, viva la Repubblica Italiana!


Giuseppe De Luca,

ANPI SEPRIO

COMO, IL DISCORSO DI GUGLIELMO INVERNIZZI

Riportiamo il discorso pronunciato da Guglielmo Invernizzi, presidente Provinciale Anpi di Como, nel corso delle manifestazioni per il 69° anniversario della Liberazione.

Cittadine, cittadini, partigiani, staffette, rappresentanti delle istituzioni civili e religiose, compagne e compagni.

Oggi ricordiamo, celebriamo e festeggiamo la Liberazione. Ricordiamo una giornata di festa di 69 anni fa, una giornata che ha dato inizio alla stagione democratica e repubblicana, fissata nel voto universale e nella nostra Costituzione, coronamento democratico di una vera unità nazionale. Vorrei in questa occasione ricordare per prima quella parte meno celebrata perché anonima, quella delle donne, compagne, mogli, madri, figlie dei partigiani e dei soldati, donne coraggiose e donne energiche, pronte a soccorrere e a sostenere. Donne che molte volte hanno dovuto piangere i propri mariti, portare avanti le loro famiglie da sole. Senza dimenticare coloro che, uomini e donne, scelsero la strada della lotta armata in montagna o in città, o nelle fabbriche e più in generale sui luoghi di lavoro. Quest’anno abbiamo celebrato con un convegno il 70° degli scioperi che comportarono arresti e deportazioni e furono in tutta l’Italia settentrionale un segnale molto importante per tutta la cittadinanza e diedero forza al movimento resistenziale.

Nei primi mesi del 1945 i partigiani che combattevano contro l’occupazione tedesca e la repubblica di Salò nell’Italia settentrionale erano diverse decine di migliaia di persone, abbastanza bene organizzate dal punto di vista militare. Molti soldati occupanti, nel marzo del 1945, si trovavano a sud della pianura padana per cercare di resistere all’offensiva finale degli americani e degli inglesi, che iniziò il 9 aprile (in una zona a est di Bologna) lungo un fronte più o meno parallelo alla via Emilia. L’offensiva fu subito un successo, sia per la superiorità di uomini e mezzi degli attaccanti che per il generale sentimento di sfiducia e inevitabilità della sconfitta che si era diffuso tra i soldati tedeschi e i repubblichini, nonostante la volontà delle massime autorità tedesche e fasciste di continuare la guerra fino all’ultimo.

Il 10 aprile il Partito Comunista fece arrivare a tutte le organizzazioni locali con cui era in contatto e che dipendevano da esso la “Direttiva n. 16″, in cui si diceva che era giunta l’ora di «scatenare l’attacco definitivo»; il 16 aprile il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, di cui facevano parte tutti i movimenti antifascisti e di resistenza italiani, dai comunisti ai socialisti ai democristiani e agli azionisti) emanò simili istruzioni di insurrezione generale. I partigiani iniziarono quindi una serie di attacchi verso i centri urbani. Bologna, ad esempio, venne attaccata dai partigiani il 19 aprile e definitivamente liberata con l’aiuto degli alleati il 21.

Il 24 aprile gli alleati superarono il Po, e il 25 aprile 1945 i soldati tedeschi e della repubblica di Salò cominciarono a ritirarsi da Milano e da Torino, dove la popolazione si era ribellata e iniziarono ad arrivare i partigiani, con un coordinamento pianificato. A Milano era stato proclamato, a partire dalla mattina del giorno precedente, uno sciopero generale, annunciato alla radio “Milano Libera” da Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica, allora partigiano e membro del Comitato di Liberazione Nazionale. Le fabbriche vennero occupate e presidiate e la tipografia del Corriere della Sera fu usata per stampare i primi fogli che annunciavano la vittoria. La sera del 25 aprile Benito Mussolini abbandonò Milano per dirigersi verso Como (come si sa, verrà catturato dai partigiani due giorni dopo e fucilato il 28 aprile a Giulino di Mezzegra). I partigiani continuarono ad arrivare a Milano nei giorni tra il 25 e il 28, sconfiggendo le residue e limitate resistenze. Una grande manifestazione di celebrazione della liberazione si tenne a Milano il 28 aprile. Gli americani arrivarono nella città il 1° maggio. La guerra continuò anche dopo il 25 aprile 1945: la liberazione di Genova avvenne il 26 aprile, il 29 aprile venne liberata Piacenza e fu firmato l’atto ufficiale di resa dell’esercito tedesco in Italia. Alcuni reparti continuarono i combattimenti ancora per qualche giorno, fino all’inizio di maggio.

Come è noto a Como non finì la guerra, con buona pace del Sindaco di Dongo, ma di sicuro si pose fine, con la fucilazione del dittatore Benito Mussolini e dei suoi gerarchi, all’avventura del partito fascista.

E’ polemica di questi mesi lo scippo che l’ANPI, l’Associazione Museo della Resistenza Comasca di Dongo e tutti gli antifascisti hanno subito ad opera della giunta del paese del di Dongo, dove in nome del “Marketing” e di una presunta inflazione del termine e dei musei dedicati alla Resistenza, si è voluto rinominare il nuovo museo titolandolo alla fine della guerra, con un’evidente storpiatura storica, ed inserendo il nome di Mussolini, perché quello “sì” che porta gente. Io non so se l’intenzione ultima sia stata quella di creare una piccola Predappio a fini turistici, so per certo che l’ANPI e l’Associazione Museo, deliberatamente estromesse, continueranno a lottare affinchè il museo torni alla vecchia denominazione, noi siamo fra quelli che non si vergognano del nome RESISTENZA.

Vorrei ritornare un attimo alla situazione politica italiana ricordando che l’ANPI, da sempre in prima linea nel difendere la Costituzione, promuove il 29 aprile a Roma un importante iniziativa contro il progetto di riforma costituzionale ed elettorale attualmente all’esame del Parlamento. Proposta che unendosi ad una legge elettorale come quella già votata dal Parlamento che si propone di irrobustire i poteri del Presidente del Consiglio e del Governo, si risolverebbe in un ulteriore e grave riduzione degli spazi di democrazia, che subiscono da tempo una lenta ma progressiva erosione. Inoltre la disperazione sociale di rabbia e di risentimento che scuote il nostro paese e che ricorda da vicino il clima degli anni 20/30 che portò democraticamente al potere il fascismo in Italia e il Nazismo in Germania. Le diseguaglianze non sono una novità, ma quando passano il livello di guardia minano alla base la credibilità delle istituzioni e dei partiti con risultati che per ora sono rimasti confinati in un voto di protesta, ma che domani, come già successo, potrebbero sfociare in atteggiamenti antidemocratici.

Noi per questo chiediamo nuove regole per il mercato del lavoro, per esempio in ottemperanza del dettato costituzionale (art 30-40-42) che si garantisca la partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese, che venga garantita la rappresentanza sindacale, che sia eliminata la sperequazione fra lavoratori a tempo indeterminato e precari, che vengano abbassate le tasse sui redditi da lavoro e di rivedere la legge di stabilità liberando liberando così risorse importanti.

Vorrei rivolgere un appello alle autorità presenti, al sig. Sindaco, al sig. Prefetto,al sig. Questore e al Comandante dei Carabinieri. Da anni è in atto una recrudescenza di attività neofasciste e filonaziste sul nostro territorio, alcune di queste occupano spazi pubblici in cui si sprecano saluti fascisti, simboli e atteggiamenti che contrastano con le leggi vigenti. In questi ultimi tempi le provocazioni si sono sprecate, dal raduno filonazista di Cantù, tenutosi con la benedizione del sindaco di quella cittadina, alle scritte demenziali sulla sede dell’ANPI, dove c’erano insulti precisi ad una persona, l’on. Forni, all’imbrattamento dei manifesti del XXV aprile affissi dal comune di Como lo scorso anno, alla violazione del Monumento alla Resistenza Europea con l’affissione del faccione di Mussolini. Oltre ad avere avuto più di un incontro su questi problemi con le autorità abbiamo inoltrato segnalazioni ed un esposto denuncia, tutto è finito nel vuoto. Non abbiamo mai visto una denuncia d’ufficio per questi reati che pure è prevista dalle leggi in vigore. Lo dico con sincerità e anche con un po’ di preoccupazione, non siamo soddisfatti delle risposte che abbiamo avuto, non ci basta il monitoraggio di queste associazioni. Noi stiamo a guardare e loro prendono piede, nelle scuole e tra gli utras del calcio e nella società.

Vorrei concludere con un contributo non mio ma che condivido pienamente e che vorrei fosse condiviso da tutti.

In un momento come questo, ci poniamo il problema di come salvaguardare, pur nel rispetto di intenti riformatori che sappiano essere realmente alti e leali, il tessuto irrinunciabile della nostra Costituzione; e di come veder interpretare il ruolo di un potere esecutivo che vogliamo bilanciato e controllato.

Ebbene, in un momento come questo, dobbiamo confrontarci con casi di uso della forza da parte del potere esecutivo nella sua espressione di polizia, in maniera non conforme a quei principi.

Troppo forti sono i segni lasciati da vicende come quelle di Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, e altre più recenti e ancora non chiarite.

Dobbiamo allora affermare che il valore costituzionale della libertà personale è prevalente su ogni altra esigenza privata o pubblica, con i soli limiti dettati dall’art. 13 della Costituzione: la coazione è un’eccezione, il rispetto del cittadino che esercita le sue libertà elementari è la regola.

Non un passo indietro è consentito su questo terreno: non solo per rispetto delle norme ma per la consapevolezza che l’incrinarsi dell’invalicabile limite ai poteri esecutivi, genera, così come è storicamente avvenuto, il declino verso regimi totalitari, estranei alla nostra civiltà europea contemporanea.

Quelle che seguono sono le parole che il deputato del PCI Renzo Laconi il 5 marzo 1947 pronunciò all’Assemblea Costituente, sull’articolo 13 della Costituzione:

A noi spetta fare in modo che questo regime sia un regime democratico conseguente, sia un regime, cioè, progressivo, orientato verso forme nuove, deciso ad elevare il popolo dalle sue miserie, un regime pacifico che si inserisca nella comunità dei popoli liberi con volontà di pace e di collaborazione. E per poter essere quello che noi vogliamo, questo regime deve essere fondato su due principi fondamentali: sulla sovranità popolare e sulla posizione preminente del lavoro.

[…] Per chi pensa che il regime fascista sia stato soltanto una specie di crisi di crescenza, una malattia infantile o giovanile del popolo italiano, per questi il fascismo potrà essere qualche cosa di facilmente dimenticabile.

Per chi nel fascismo vede l’espressione di una contraddizione finale che ha almeno un secolo di storia in Italia, per chi nel fascismo ha visto e vede la rovina del nostro Paese […] si deve parlare di Costituzione antifascista.

[…] in questo senso, noi possiamo salutare con soddisfazione l’affermazione solenne dei diritti civili e politici del cittadino, che troviamo in testa a questo progetto: l’affermazione della libertà personale, della inviolabilità del domicilio, della inviolabilità di corrispondenza, della libertà di riunione e di associazione, della libertà di stampa, di azione in giudizio. Libertà tutte che importa riaffermare in quanto sono state negate, in quanto noi siamo chiamati a fare una Costituzione dopo il fascismo, dopo la tirannide.”

Queste parole, pronunciate alla Costituente, segnano il legame tra antifascismo, Costituzione, diritti di libertà.

Anche questa è conquista di ogni giorno, difesa di ogni giorno, per i democratici e gli antifascisti.

Viva la resistenza, viva la democrazia, viva la libertà!


Guglielmo Invernizzi

Como 25 Aprile 2014