CONVEGNO SULLA MILITANZA

CIRCOSCRIZIONE 3

CAMERLATA

VIA VARESINA 1/a

ISTITUTO DI STORIA CONTEMPORANEA PIER AMATO PERRETTA

Sabato 11 maggio


  • ORE 14: presentazione delle MAPPE sulle fabbriche di Como

  • dibattito: DALLE MILITANZE AL VOLONTARIATO con ALBERTO BURGIO e GIOVANNI BIANCHI

  • ORE 17:30: presentazione del libro “VITE MILITANTI” di Andrea Paredi e festeggiamenti per il suo compleanno

PERIMETRO CRITICO DI PROBLEMI CHE STA ALLA BASE DEL POMERIGGIO

1 approccio multifattoriale al problema e “militanze” al plurale: la domanda è se qualcosa accomuna i vari tipi di militanza succedutisi nel novecento

2 i tempi della storia: momenti epocali e momenti carsici. Il dramma di chi si trova a vivere tra due creste epocali, nel ventre della storia.

3 Il 1900: secolo delle masse, dell’assalto al cielo, della sconfitta di un tipo di movimento operaio

4 le militanze come RISULTATO del ciclo storico, la militanza come espressione collettiva

5 XXI secolo, POST MILITANZA: ATTIVISMO E VOLONTARIATO come espressione soggettiva

6 la moltitudine, la folla: momenti successivi alla organizzazione storica del movimento operaio

7 il virtuale, la rete, flash mob, Face Book

8 la PROFESSIONALIZZAZIONE dell’impegno sociale

9 un uomo senza inconscio?

10 il teorico-militante come figura di ritorno dagli anni ‘60

E’ nostra intenzione presentare un pomeriggio DI APPROFONDIMENTO, sobrio come lo è l’edizione del primo libro della collana “LAVORO/MEMORIA”. Non ci saranno autorità, non ci saranno presentazioni o moderatori: le due personalità invitate hanno nomi e storie che parlano da sole.

COMUNICATO ANPI PROVINCIALE

A Como i fascisti hanno imbrattato i muri con manifesti inneggianti ai camerati. A Como, da parte delle autorità di polizia è stato concesso ai fascisti di promuovere un corteo per ricordare un loro “caduto” .

A Como, Città con l’unico Monumento alla Resistenza Europea, l’ANPI è l’unica organizzazione antifascista che sente il bisogno di reagire in mezzo ad un’assordante silenzio. Sarebbe opportuno, da parte delle autorità, meno monitoraggio e più decisione nel perseguire azioni palesemente fasciste.

L’esempio  ci viene dalla Procura di Tivoli che ha indagato il Sindaco e due assessori di Affile con l’ipotesi di di apologia di fascismo, pensiamo che sarebbe opportuno seguire questa strada anche nella nostra città.

L’abbiamo già fatto presente di persona ieri mattina alla celebrazione del 25 Aprile. Rinnoviamo i nostri ringraziamenti all’assessore Iantorno per aver fatto togliere alcuni manifesti, certo che con un piccolo sforzo si poteva fare di più.

Come ANPI stiamo valutando l’opportunità di presentare nei prossimi giorni un esposto denuncia alla Procura della Repubblica per i manifesti di ieri e la sfilata di oggi.

Lavoriamo perché il futuro non ci trovi impreparati!


 Il Comitato Provinciale di Como

dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

SINDACO DI AFFILE INDAGATO

Sindaco di Affile e due assessori accusati di apologia del fascismo

Per il mausoleo Graziani di Affile indagati sindaco e 2 assessori. L’accusa: apologia di fascismo. E’ questa, in un paio di giorni, la seconda tegola che cade sulla testa della chiacchierata Giunta di centrodestra del Comune in provincia di Roma nota alle cronache per il busto a Giorgio Almirante e per un “mauseoleo” in onore del criminale di Guerra, Riodolfo Graziani.

Prima infatti – la notizia è di due giorni fa – il nuovo governatore della Regione Lazio, Zingaretti, ha sospeso il finanziamento sollevando gravi dubbi sulla correttezza anche formale della decisione della Giunta comunale. In buona sostanza – questa è la tesi del nuovo governatore – il sindaco e gli assessori per il mauseoleo a Graziani – che tra l’altro era uno dei firmatari delle leggi razziali – avrebbero utilizzato dei soldi che erano in origine destinati alla creazione di un parco all’interno del quale doveva sorgere un monumento al milite ignoto.

Ma ora si è mosso anche il giudice che su denuncia dell’Anpi, accusa di apologia di fascismo il sindaco Ercole Viri e due assessori, Giampiero Frosoni e Lorenzo Peperoni.

A indagarli è la Procura di Tivoli propio per la costruzione del sacrario intitolato al gerarca fascista Rodolfo Graziani, tra l’altro ministro della Repubblica di Salò.

Il loro coinvolgimento nell’inchiesta è legato alla delibera con la quale fu decisa l’intitolazione del monumento a Graziani e per il quale ora la Regione Lazio ha sospeso l’erogazione dei finanziamenti.

Gli indagati saranno interrogati a breve dal procuratore Luigi De Ficchy, titolare del fascicolo processuale aperto sulla base di una denuncia presentata dall’Anpi.

Da registrare che qualche notte fa ignoti hanno imbrattato con vernice rossa il sedicente mausoleo che da mesi è al centro di forti contestazioni. L’opera è costata 127 mila euro con fondi della Regione.

NEO FASCISMO

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia sezione di Como, condanna con fermezza il corteo che si è tenuto ieri,  26 aprile c.a., per commemorare la persona di Sergio Ramelli.
Queste commemorazioni sono diventate scenario di slogan neofascisti e saluti romani, che nulla hanno a che vedere con la pietà umana verso i defunti.  Ci teniamo a  chiarire, che non siamo in alcun modo contro il diritto di commemorazione di questo giovane ragazzo vittima di un omicidio, ma chiediamo con forza che si ponga fine a forme di apologia di  fascismo più o meno paludate, che abbiamo viste espresse palesemente nelle medesime manifestazioni degli anni scorsi.
Riteniamo che la città di Como, unica al mondo ad essere sede del Monumento alla Resistenza europea, non possa tollerare simili manifestazioni organizzate da soggetti che non si riconoscono in alcun modo nei valori costituzionali antifascisti e democratici.
Inoltre, crediamo sia un ulteriore affronto organizzare questo corteo di chiaro stampo neofascista il giorno dopo le celebrazioni della festa per il 25 aprile.
Per queste motivazioni, lavoreremo nel futuro per coinvolgere  tutti i soggetti politici e sociali che si richiamano ai valori della Costituzione e della Resistenza, ci impegneremo con le giovani generazioni, per cercare di creare quel tessuto culturale e politico che  scongiuri il ritorno di questi  rigurgiti neofascisti,  affinché simili manifestazioni non abbiano più luogo .

ANPI SEZIONE DI COMO


Spiace rammentare agli amici della sezione di Como, che il giovane di cui si parla, e a cui va tutta la nostra sincera pietà, non era vittima ma comprimario della violenza di quegli anni. E.G.

LA SCELTA IERI E OGGI

LA SCELTA IERI E OGGI

Di Giovanni De Luna da Il Manifesto del 25 aprile 2013


A settanta anni dal 1943 questo 25 aprile serve per una riflessione e un bilancio. Allora tutto cominciò

con una scelta. Quando l’8 settembre crollò lo Stato, tutti furono lasciati soli con la propria

coscienza. Di colpo le istituzioni scomparvero togliendo a ognuno protezione e sicurezza; nel marasma

delle fughe del re, dell’ignavia dei generali, della protervia dei nazisti, ognuno fu costretto a

riappropriarsi di quella pienezza della sovranità individuale alla quale si rinuncia ogni volta che si

sottoscrive un patto di cittadinanza che preveda uno scambio tra diritti e doveri, libertà e regole,

autonomia personale e legami sociali.

Dopo l’8 settembre 1943, nello scenario comune di un’esistenza collettiva segnata dalla paura, dalla

fame, dall’incubo delle bombe e della morte, non tutti però reagirono allo stesso modo. Gli operai, ad

esempio, vissero quella fase all’insegna di un esplicito protagonismo collettivo, riappropriandosi

dell’arma dello sciopero e della fabbrica come centro di organizzazione politica. Fu così anche per le

donne; in una guerra «al femminile», uscirono dai gusci degli interni domestici, sostituendosi ai mariti,

ai padri e ai fratelli (lontani a combattere o chiusi in casa per sfuggire alle rappresaglie e ai

rastrellamenti) per garantire la sopravvivenza della famiglia. Altri soggetti collettivi, i ceti medi,

precipitarono invece una sorta di stupefatta rassegnazione, aspettando e sospirando che tutto finisse.

A queste scelte se ne intrecciarono tantissime altre, individuali, in un mosaico difficile da ricomporre in

un quadro unitario. L’ebbrezza di reimpadronirsi del proprio destino è quella che ci viene restituita dal

partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, quando decide di andare in montagna («Nel momento in cui partì,

si sentì investito in nome dell’autentico popolo d’Italia, ad opporsi in ogni modo al fascismo, a giudicare,

a decidere militarmente e civilmente. Era inebriante tanta somma di potere, ma infinitamente più

inebriante la coscienza dell’uso legittimo che ne avrebbe fatto. Ed anche fisicamente non era mai stato

così uomo, piegava il vento e la terra»).

È fu così anche nel caso dei partigiani di Giustizia e Libertà,come scrissero Giorgio Agosti («Questa lotta,

proprio per questa sua nudità, per questo suo assoluto disinteresse, mi piace. Se ne usciremo vivi, ne

usciremo migliori; se ci resteremo, sentiremo di aver lavato troppi anni di compromesso e di ignavia,

di aver vissuto almeno qualche mese secondo unpreciso imperativo morale») e Dante Livio Bianco

Nella mia vita, c’è stata una grande vacanza: ed è

stato il partigianato: venti mesi di virile giovinezza, sradicato e staccato da ogni vecchia cosa»).

Riprendendo da una delle più belle pagine di Italo Calvino (Il sentiero dei nidi di ragno), le parole del

suo partigiano Kim («basta un nulla, un passo falso, un impennamento dell’anima e ci si trova dall’altra

parte») molte di quelle scelte sono state interpretate quasi come se i percorsi di approdo alla

Resistenza o alla Repubblica di Salò siano stati più da vittime del «capriccio» del Destino o di Dio che

da uomini consapevoli. In realtà per Calvino, quel «nulla» «era in grado di generare un abisso». Il

«furore» della guerra civile coinvolgeva entrambi gli schieramenti, ma «da noi, dai partigiani, niente va

perduto, nessun gesto, nessun sparo, pure uguale a loro, va perduto. Tutto servirà, se non a liberare

noi, a liberare i nostri figli, a costruire una umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere

cattivi».

Certo che nella Resistenza confluiscono decisioni occasionali, opportunismi esistenziali, desideri di

avventura adolescenziali. Ma certamente scegliere di andare in montagna a combattere fu un gesto

che risalta con nettezza soprattutto se confrontato con quelli di chi, come ha scritto Claudio Pavone,

«fece il possibile per sottrarsi alla responsabilità di una scelta o almeno cercò di circoscriverne confini e

significati, avallando di fatto la continuità delle istituzioni esistenti e accettando insieme che il vuoto

venisse riempito dal più forte» e che sottolinea un dato di fatto: né durante le guerre di indipendenza

al momento dell’intervento nella guerra 1915-1918, né in nessuna altra fase della nostra vita

nazionale unitaria l’Italia ha potuto mobilitare tanta passione civica, impegno diretto di partecipazione e

un tal numero di combattenti volontari come nella lotta partigiana. (Isnenghi).

Puntualmente, il revisionismo degli anni ’90, accentuando l’importanza della «zona grigia»,

enfatizzando i comportamenti di quelli che rifiutarono di schierarsi da una parte o dall’altra (Rocco

Buttiglione propose allora, come espressione dei veri italiani, il vescovo, defensor civitatis, che

svolgeva la sua opera pastorale con assoluta equidistanza tra fascisti e antifascisti) si scatenò contro

l’antifascismo, nel tentativo esplicito di delegittimare proprio la «scelta» come regola di comportamento

morale, sia individuale che collettiva.

Gli eventi più recenti legati all’elezione del presidente della Repubblica suggeriscono che il tempo delle

«scelte» possa essere definitivamente tramontato. Proprio per questo, però, perpetuare il ricordo della

Resistenza significa ritrovare la stessa scintilla che scattò allora in quanti oggi, senza lasciarsi

travolgere dal crollo dei partiti e dall’implosione delle forme dell’agire collettivo, mettono in atto scelte

altrettanto consapevoli, violando deliberatamente le regole del conformismo e del compiacimento, in chi

si avventura nei luoghi dell’emarginazione e della sconfitta, in chi sfida il male anche nel silenzio delle istituzioni.