NORI AL FAMEDIO DI MILANO

NORI BRAMBILLA PESCE AL FAMEDIO MILANESE

L’ANPI Provinciale di Milano  comunica che Mercoledì 4 Aprile 2012 alle ore 10,30 al Famedio del Cimitero Monumentale si svolgerà la cerimonia di traslazione di Nori Brambilla Pesce.

La nostra cara Nori che ci ha lasciato il 6 novembre 2011 riposerà così accanto a Giovanni Pesce cui è stata legata per la sua intera vita.

LETTERA APERTA AL QUOTIDIANO LA PROVINCIA

LETTERA APERTA AL QUOTIDIANO “LA PROVINCIA” DI COMO

I 120 anni de “La Provincia” luci e ombre

Il giornale La Provincia compie oggi 120 anni di vita. E’ un avvenimento degno di considerazione ed è auspicio di nuovi successi. Nell’elogio che fanno gli attuali protagonisti del giornale non si può non notare una svista macroscopica: manca del tutto una doverosa autocritica per l’atteggiamento servile tenuto da La Provincia durante il periodo fascista, nei confronti dei gerarchi locali e nazionali responsabili di gravi violenze, intimidazioni e financo di omicidi.

Il giornale La Provincia, per anni, fu una ripetizione anzi diremmo fotocopia del periodico fascista “Il Gagliardetto” che riportava gli avvenimenti politici a uso e consumo del P.N.F.. Non si nega che le cronache di cavalli imbizzarriti, frenati da volenterosi e dai carabinieri, sulle pubbliche vie , come la narrazione di avvenimenti festosi e luttuosi fossero inappuntabili, resta il fatto che la vita sociale e politica era dipinta in nero orbace.

Due fatti.

Il 7 agosto 1923, a Canzo durante un comizio del Cav. Baragiola, console della 3° legione della Milizia fascista, un contadino del luogo tale Pina Miro, rimbrottato dai camerati fascisti perché chiudesse la falce fienaia, con gesto imprevedibile colpì, con la stessa, il braccio sinistro del Baragiola, a cui in seguito lo stesso braccio fu amputato. Il Pina fu immediatamente ucciso con un colpo di revolver da un fascista, rimasto sempre ignoto.La Provincia nelle cronache dell’8, 9, 11 agosto diede del fatto una versione giustificatoria dell’omicidio, dando spazio solo al ricovero e all’operazione chirurgica del Baragiola e alla grande solidarietà del popolo fascista.

Il Pina Miro non fu nemmeno chiamato per nome; per La Provincia, era un tale, il feritore, l’uomo armato di falce, di cui era chiaro l’accanimento e la ferocia.

Il giornale L’Ordine che aveva dato una versione obiettiva e reclamava la punizione dell’uccisore di Pina, fu accusato di fomentare disordine e la sua sede fu devastata dai fascisti insieme a quella del Partito popolare, la sera del 9 agosto dello stesso anno. Dei fatti La Provincia fece una cronaca scarna senza nominare i responsabili fascisti, invece ben noti.

E’ assodato che l’operazione fu ordinata dallo stesso Mussolini.

Nulla fu detto della aggressione ad Abbondio Martinelli e a don Primo Moyana e successivi misfatti!

Ma la cosa più grave, “secondo caso”, fu l’attacco a Giancarlo Puecher fucilato dai fascisti a Erba il 22 dicembre 1943; unica vittima degli arrestati nell’erbese per ordine dei gerarchi di Como e di Erba. La cronaca dei fatti, che andrebbe tutta riprodotta apparve sul numero 8 del 1944 ( Direttore Giorgio Aiazzi ) Il titolo: Il Puecher era un delinquente reo di parecchi gravissimi delitti.

Dopo un elenco dei capi di imputazione tutti falsi per dichiarazione degli storici, di Giancarlo Puecher cattolico patriota che cadde sotto i colpi dei suoi carnefici gridando “Viva l’Italia, si dice sul giornale “Dimentichiamo il nome di questo giovane scellerato e sia a tutti di sollievo il pensiero e la certezza che ben altri giovani hanno immolato la vita per questa nostra patria adorata.

Puecher, alla luce chiara dei fatti…… era un delinquente pericoloso che agiva per cosciente spirito anti italiano, traviato e ridotto ad una vita di aberrante bassezza morale, anche per colpa della pessima educazione ricevuta”.

Giancarlo apparteneva a famiglia borghese, cattolica educato da una zio arcivescovo e dal parroco di Pontelambro don Giovanni Strada.

Sembra che il brano, orrendo, fosse ispirato se non scritto dal Prefetto Scassellati, disperato difensore della R.S.I. di cui conosceva la debolezza. Crudele e subdolo dopo la liberazione fuggì in America Latina, evitando la fucilazione riservata ad altri gerarchi, dopo regolari processi.

Di questi e altri fatti mai condannati, anzi esaltati, cosa si dice nelle encomiate celebrazioni odierne? Il bandito Puecher, è la prima medaglia d’oro della Resistenza, ma pochi anni fa La Provincia, in un articolo di Festorazzi, che aveva raccolto chissà quale chiacchiere, l’aveva definito pavido e pronto al tradimento dei suoi ideali di libertà “una risposta dell’Istituto di Storia Contemporanea a firma del prof. Corbetta” non trovò spazio sul giornale.

Luce e ombre. Anche delle ombre ( e che ombre! ) si deve dare contezza. I brindisi di oggi non sono tutte allegrezza; oppure dei 120 anni sono solo 100 o 95 quelli da ricordare?

Il comitato provinciale Anpi di Como

GITA A FOSSOLI

GITA A FOSSOLI

L’anpi Provinciale,unitamente all’Associazione Amicizia Italia-Cuba, circolo di Como, sta organizzando i pulman per una gita a Fossoli.

Qui di seguito il programma.


 

DOMENICA 27 MAGGIO

 

una gita culturale presso il campo di Fossoli situato in provincia di Modena.

Il campo nacque il 2 maggio 1942 e fino all’8 settembre 1943 fu utilizzato come campo per prigionieri di guerra. Dopo l’8 settembre fu utilizzato dalla Repubblica Sociale Italiana e, quindi direttamente dalle SS come “campo di concentramento e transito” per la deportazione in Germania di ebrei e oppositori politici.

Il programma previsto è il seguente:

ore 6,30: partenza dal parcheggio del cimitero di Rebbio (vicino alla sede del circolo)

ore 10,30: arrivo a Fossoli e inizio visite guidate al Monumento Museo e al campo di concentramento

ore 13,30: pranzo con il seguente menù:

      Antipasto emiliano

      1° piatto: Risotto con peperoni e strozzapreti con salsiccia

      2° piatto: Arrosto di maiale con contorno

      Dolce della casa

      Acqua – Vino

Successivamente visita a un caseificio con possibilità di acquisti anche di salumi

Rientro previsto a Como alle ore 22,00


Il costo è di € 30,00 a testa


Visto la forte richiesta, invitiamo tutti coloro che vogliono partecipare di far pervenire la prenotazione nel più breve tempo possibile.

LE DONNE DELLA RESISTENZA NEL COMASCO

L’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perrettae l’Anpi di Como hanno organizzato nella serata di venerdì 23 marzo l’incontro Le donne della Resistenza nel Comasco, con Roberta Cairoli autrice del libro Nessuno mi ha fermata (Roberta Cairoli, Nessuno mi ha fermata. Antifascismo e Resistenza nell’esperienza delle donne del Comasco 1922 – 1945, NodoLibri, Como, 2005, 288pagine, 20 euro.) e Wilma Conti, testimone della Resistenza. 

Roberta Cairoli ha analizzato con grande passione le forme e il significato della presenza femminile nella resistenza, intrecciando le nuove categorie storico interpretative da lei proposte con i vissuti particolari delle donne del comasco. Una relazione molto sentita, condotta con precisione e attenzione, che è stata apprezzata dai presenti, un pubblico in gran parte già conoscitore delle vicende specifiche della Resistenza nel comasco. Attraverso i nomi delle donne incontrate nel suo discorso chi ha ascoltato ha ricevuto l’immagine di una dimensione corale della resistenza femminile, della straordinaria complessità e rilevanza del contributo delle donne nella guerra di liberazione.

«Nell’immaginario collettivo resistente è chi ha militato nelle formazioni partigiane o chi ha combattuto. E queste caratteristiche vengono tendenzialmente attribuite a uomini» ha fatto notare Cairoli. In questo modo però si tralascia la grande importanza della resistenza civile, e con questo anche lo straordinario apporto femminile alla guerra di liberazione. «Bisogna rompere la dicotomia che associa gli uomini alla guerra e le donne alla pace, anche perché non è semplice distinguere la resistenza civile da quella armata» ha avvertito Cairoli. «La Resistenza è infatti un fenomeno complesso, caratterizzato da un attraversamento dei ruoli, che ha favorito nelle persone la scoperta di nuovi modi d’essere. La seconda guerra mondiale, infatti si caratterizza come guerra di occupazione, che irrompe prepotentemente nel privato e nella vita di ciascuno. Per le donne decidere di partecipare alla resistenza significava infatti essere costrette a rompere con la separatezza della propria dimensione privata per gettarsi in quella

pubblica». E questo ha contribuito particolarmente a dare consapevolezza al ruolo delle donne nella società. «La guerra viene quindi a determinare per le donne uno shock esistenziale, che le costringe a reinventare la propria collocazione di donne al di fuori dei confini tradizionali» ha detto Cairoli. Per la donna infatti il progetto politico di militanza ed il progetto esistenziale venivano a sovrapporsi, nel comune denominatore di trasgressione di codici, di regole date. «Alcune, per esempio, utilizzavano la propria immagine di donna per passare indenne ai controlli fascisti, assumendo la maschera della ragazzina ingenua, altre trasformavano una militante politica in una sfollata, un partigiano in un amante. Altre invece iniziarono a raccogliere denaro per finanziare la Resistenza, ciclostilavano volantini, diffondevano la stampa clandestina, trasferivano informazioni, accoglievano e davano rifugio a partigiane e partigiani. Altre ancora si inserirono nelle vere e proprie formazioni combattenti».

Dopo questa relazione è intervenuta Wilma Conti, che ha donato ai presenti la forza della sua testimonianza. Le immagini da lei evocate, il suo ruolo di giovane partigiana, il racconto di suo padre catturato dai fascisti durante un rastrellamento della brigata nera hanno la forza di una lama, richiedono memoria e riconoscenza nei confronti di tutti coloro che hanno costruito la resistenza e hanno lottato per la libertà. Riconoscenza che deve essere rivolta anche a tutte le donne che hanno svolto un ruolo di primo piano e posto le basi per una società più attenta anche ai Diritti delle donne.

[Matilde Aliffi, ecoinformazioni]

GIANCARLO BASTANZETTI

Riceviamo da un nostro iscritto, che ringraziamo.

E’ spirato nella sua casa di Saronno nelle prime ore di venerdì 23 marzo, Giancarlo Bastanzetti, vicepresidente della sezione ANED di Milano. Giancarlo aveva 9 anni quando suo padre Pietro fu portato via e deportato a Mauthausen e poi a Gusen, dove fu ucciso.
Già nell’immediato dopoguerra accompagnò la madre a vedere il luogo del martirio del padre e poi per cento e cento volte in tutti questi anni ha accompagnato grandi e piccoli nei viaggi verso il Lager. Migliaia di persone lo ricordano oggi mentre poneva le mani sul crematorio di Gusen, all’interno del Memoriale, e incominciava a raccontare: “Questo è il forno crematorio nel quale è stato incenerito il corpo nel mio papà…”.
Pochi sanno però che se quel Memoriale è oggi visitable, lo si deve in parte anche a lui: Giancarlo Bastanzetti fece parte infatti del piccolo gruppo di superstiti e di familiari italiani e francesi che decisero di intervenire, in veste di acquirenti, nella lottizzazione dell’area del campo, comprando di tasca propria il lotto di terreno sul quale ancora si trovavano le rovine del forno crematorio.
Grazie a quell’acquisto si è potuto poi edificale il Memoriale disegnato da Lodovico Belgiojoso e ancora oggi migliaia di persone ogni anno possono visitare una piccola porzione di uno dei più terribili luoghi di tortura e di morte realizzati dai nazisti nel corso della seconda guerra mondiale.
I funerali di Giancarlo Bastanzetti si sono svolti sabato 24 marzo alle 14, presso la parrocchia Sacra Famiglia, in viale Prealpi a Saronno (Varese).
Alla moglie Maria Teresa, ai figli e ai familiari tutti l’abbraccio commosso dell’Aned di Milano.

Giancarlo Bastanzetti, nell’ottobre 2010, mi/ci accompagnò insieme all’associazione Camerani, nel viaggio della Memoria a Mauthausen Gusen Ebensee.

Viaggio intenso e importante. Purtroppo un altro che se ne va!!

David