GIOVEDÌ 3 NOVEMBRE

SEZIONE A.N.P.I. ” RADO ZUCCON” DI UGGIATE TREVANO

IN COLLABORAZIONE CON IL DIRETTIVO ” DINTORNI REATTIVI”

GIOVEDÌ 3 NOVEMBRE ORE 21,00

SCUOLE ELEMENTARI VALMOREA

LA PALESTINA CON I MIEI OCCHI
VIAGGIO IN UNA TERRA CANCELLATA DALLE MAPPE

TESTIMONIANZA DI CLAUDIO, ATTIVISTA DELL’INTERNATIONAL SOLIDARIETY MOVEMENT

con la partecipazione dell’avvocato UGO GIANANGELI

Osservatore internazionale durante le elezioni palestinesi del 2006

e coautore del libro “PALESTINA, PULIZIA ETNICA E RESISTENZA

RESTIAMO UMANI

DOMENICA 23 OTTOBRE

Gli eventi della Resistenza nel comasco raccontati dalla voce dai protagonisti.

Cinque partigiani raccontano la loro esperienza.

Partecipano:

Erminio Nava

Organizzazione Franchi

Luigi Nicolini, Vilma Conti,

Ernesto Maltecca, Mario Tonghini

Brigate Garibaldi

DOMENICA 23 OTTOBRE

alle ore 10 presso il Palazzo Civico

di Mariano Comense in Piazza Roma

SEZIONE DI MARIANO COMENSE – CANTU’


SABATO 22 OTTOBRE CONFERENZA

Sabato 22 ottobre alle ore 15
presso la Circoscrizione 6 di via Grandi, 21 – Como

L’A.N.P.I. provinciale di Como organizza la seconda conferenza del ciclo “Antifascismo, Resistenza, Costituzione”, sul tema:

LA REPUBBLICA ITALIANA NATA DALLA GUERRA

con il Prof. LEONARDO PAGGI

Ordinario di Storia contemporanea nell’Università di Modena e Reggio Emilia, Paggi è autore di una biografia politica di Antonio Gramsci, ha pubblicato due volumi sul rapporto tra americanismo e riformismo europeo, si è occupato negli ultimi anni di storia della memoria. Per il Mulino ha pubblicato “Il ‘popolo dei morti’. La Repubblica italiana nata dalla guerra”.

Il seminario vuole essere anche un’occasione per rinsaldare la militanza ANPI: non mancare!

contatti:
Luca Michelini, responsabile scientifico, 334.701.76.91
Eliana Gatti, segreteria scientifica, 329.78.44.705

IL DISCORSO DI CARLO SMURAGLIA

Smuraglia: sognando la buona politica con un pizzico di utopia

Questo il testo del discorso che il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, ha svolto domenica 9 ottobre all’Arco della Pace di Milano alla manifestazione “Ricucire l’Italia” organizzata da “Libertà e giustizia”.

“Avrei partecipato in ogni caso, a titolo personale, a questa manifestazione così importante, perché si parla di valori e di prospettive di ricostruzioni, ma ho ritenuto giusto esserci anche come Presidente nazionale dell’ANPI a portare il saluto e la voce di tutta la nostra Associazione.
È nel DNA dell’ANPI non solo conservare, difendere e tenere viva la memoria, ma anche sostenere e diffondere i valori che sono scritti nella Costituzione e vengono dalla Resistenza. Valori che si contrappongono nettamente a quei cosiddetti “valori” che la maggioranza di governo, alcune televisioni (e non solo quelle private), alcuni strumenti di organizzazione del consenso, hanno cercato di gabellare – da anni – per gli unici per i quali varrebbe davvero la pena di vivere.

Avevamo sognato un Paese democratico, nel senso del governo di molti e della ricerca diffusa del bene comune; avevamo sognato lavoro, dignità, morale, uguaglianza, solidarietà, fraternità. Ed è questo il cemento che ci ha unito nella Resistenza e dopo, negli anni difficili che ha attraversato e sta attraversando questo Paese.

Ha detto il Presidente emerito Ciampi: “Non è questo il Paese che sognavo”; ed è assolutamente vero, non solo per gli scandali, ma per la corruzione, per il disprezzo delle regole, per l’obbedienza cieca alle ragioni del mercato, alla logica del potere, dell’affermazione personale, della visibilità. Da anni ci troviamo in questa situazione, ma ora essa è diventata intollerabile, perché coloro che l’hanno creata, hanno dovuto gettare la maschera e si sono presentati per quello che sono: un volgare gruppo di potere che non mira al bene comune, ma solo al bene di sé stesso, incurante di ogni richiamo, proveniente ormai da tante parti, incurante della stessa credibilità, della dignità che devono avere gli organi di governo e quelli parlamentari, della fiducia che va scomparendo sempre di più, in una frattura che sembra insanabile e che è ormai col mondo intero.

Il Presidente Ciampi ci ha detto che quella amara constatazione non basta; occorre reagire con forza all’indifferenza, all’assuefazione, alla rassegnazione.

Noi ci stiamo battendo per questo; ed è questa la ragione per la quale l’ANPI aderisce e partecipa a questa manifestazione. E sono qui per rappresentarla, ma anche per esprimere una mia convinzione che non è solo personale, ma – andando in giro in tanti luoghi di questo Paese – vedo largamente condivisa: non possiamo aspettare un 25 luglio che forse non ci sarà, non possiamo sperare che qualcuno o qualcosa muti l’esistente, magari in maniera gattopardesca perché non è davvero possibile che questo Governo, che si regge sul potere, sul denaro, sul trasformismo, su tante basi che non hanno nulla a che fare con ciò che indica l’art. 54 della Costituzione, possa cadere da solo, consentendo che il Paese trovi la via del riscatto e del cambiamento.

Ci sono tanti segni positivi – lo abbiamo più volte rilevato – di questa volontà dei cittadini di farsi sentire e di prendere in mano il proprio destino e quello del Paese. Ma non è più tempo di manifestazioni isolate o di pur legittime proteste. Siamo in una situazione terribile, dalla quale bisogna uscire al più presto, non solo cambiando il governo, ma anche creando le condizioni perché i cittadini si trovino di fronte a istituzioni (a cominciare da quelle parlamentari) che li rappresentano davvero; ma occorre trovare un collante tra tutte le persone, uomini e donne, che amano e vogliono la democrazia. Un collante che ci unisca tutti in una volontà comune, con la sola esclusione, perentoria, di ogni forma di violenza.

Smuraglia: sognando la buona politica con un pizzico di utopia

Questo il testo del discorso che il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, ha svolto domenica 9 ottobre all’Arco della Pace di Milano alla manifestazione “Ricucire l’Italia” organizzata da “Libertà e giustizia”.

“Avrei partecipato in ogni caso, a titolo personale, a questa manifestazione così importante, perché si parla di valori e di prospettive di ricostruzioni, ma ho ritenuto giusto esserci anche come Presidente nazionale dell’ANPI a portare il saluto e la voce di tutta la nostra Associazione.
È nel DNA dell’ANPI non solo conservare, difendere e tenere viva la memoria, ma anche sostenere e diffondere i valori che sono scritti nella Costituzione e vengono dalla Resistenza. Valori che si contrappongono nettamente a quei cosiddetti “valori” che la maggioranza di governo, alcune televisioni (e non solo quelle private), alcuni strumenti di organizzazione del consenso, hanno cercato di gabellare – da anni – per gli unici per i quali varrebbe davvero la pena di vivere.

Avevamo sognato un Paese democratico, nel senso del governo di molti e della ricerca diffusa del bene comune; avevamo sognato lavoro, dignità, morale, uguaglianza, solidarietà, fraternità. Ed è questo il cemento che ci ha unito nella Resistenza e dopo, negli anni difficili che ha attraversato e sta attraversando questo Paese.

Ha detto il Presidente emerito Ciampi: “Non è questo il Paese che sognavo”; ed è assolutamente vero, non solo per gli scandali, ma per la corruzione, per il disprezzo delle regole, per l’obbedienza cieca alle ragioni del mercato, alla logica del potere, dell’affermazione personale, della visibilità. Da anni ci troviamo in questa situazione, ma ora essa è diventata intollerabile, perché coloro che l’hanno creata, hanno dovuto gettare la maschera e si sono presentati per quello che sono: un volgare gruppo di potere che non mira al bene comune, ma solo al bene di sé stesso, incurante di ogni richiamo, proveniente ormai da tante parti, incurante della stessa credibilità, della dignità che devono avere gli organi di governo e quelli parlamentari, della fiducia che va scomparendo sempre di più, in una frattura che sembra insanabile e che è ormai col mondo intero.

Il Presidente Ciampi ci ha detto che quella amara constatazione non basta; occorre reagire con forza all’indifferenza, all’assuefazione, alla rassegnazione.

Noi ci stiamo battendo per questo; ed è questa la ragione per la quale l’ANPI aderisce e partecipa a questa manifestazione. E sono qui per rappresentarla, ma anche per esprimere una mia convinzione che non è solo personale, ma – andando in giro in tanti luoghi di questo Paese – vedo largamente condivisa: non possiamo aspettare un 25 luglio che forse non ci sarà, non possiamo sperare che qualcuno o qualcosa muti l’esistente, magari in maniera gattopardesca perché non è davvero possibile che questo Governo, che si regge sul potere, sul denaro, sul trasformismo, su tante basi che non hanno nulla a che fare con ciò che indica l’art. 54 della Costituzione, possa cadere da solo, consentendo che il Paese trovi la via del riscatto e del cambiamento.

Ci sono tanti segni positivi – lo abbiamo più volte rilevato – di questa volontà dei cittadini di farsi sentire e di prendere in mano il proprio destino e quello del Paese. Ma non è più tempo di manifestazioni isolate o di pur legittime proteste. Siamo in una situazione terribile, dalla quale bisogna uscire al più presto, non solo cambiando il governo, ma anche creando le condizioni perché i cittadini si trovino di fronte a istituzioni (a cominciare da quelle parlamentari) che li rappresentano davvero; ma occorre trovare un collante tra tutte le persone, uomini e donne, che amano e vogliono la democrazia. Un collante che ci unisca tutti in una volontà comune, con la sola esclusione, perentoria, di ogni forma di violenza.

Un collante tra i mille segnali di insoddisfazione, di rabbia, di indignazione, tra le molte manifestazioni di una volontà nuova. Ai partiti di opposizione dobbiamo chiedere uno sforzo di responsabilità, che sostituisca liti e contrasti con una vera unità reale, almeno su alcuno punti fondamentali e alla nuda protesta ed al pur giusto invito al Governo ad andarsene sostituisca la costruzione di un’alternativa reale e credibile, su basi solide e profonde.
Noi siamo fermamente contrari all’antipolitica perché riteniamo che la politica sia il necessario tessuto connettivo della democrazia; ma pretendiamo che si tratti di buona politica, ispirata a profondo senso morale e che i partiti considerino prioritario il rapporto con i cittadini e con la realtà e il perseguimento del bene comune.
Molti dicono di voler resistere; ma questo non ci basta più, perché è necessario andare oltre e guardare avanti, pur ispirandoci a valori e princìpi che vengono da lontano.

Molti dicono che occorre indignarsi; ma noi diciamo che siamo indignati da molto tempo e questo non è bastato a determinare la svolta. Ed allora occorre che l’indignazione sia ancora più diffusa ed estesa e soprattutto sia costruttiva.
Vogliamo guardare più lontano, scrutando il dopo, ma in fretta, perché i cittadini non possono più aspettare, ma soprattutto non possono più aspettare i lavoratori senza lavoro o con lavoro precario, non possono aspettare le famiglie che non riescono ad andare avanti, in un Paese in cui crescono continuamente le nuove povertà; soprattutto non possono più  aspettare i giovani, che hanno bisogno di certezze e opportunità ed ai quali bisogna smettere di promettere un futuro migliore, adoperandosi invece e subito per garantire un presente libero e dignitoso.
Insomma, bisogna agire e ricostruire, sapendo perfettamente che se riusciremo a salvare il Paese dal disastro incombente, se riusciremo a togliere di mezzo disuguaglianze e privilegi, se riusciremo a mandare a casa chi ha fatto di tutto per distruggere il Paese, questo non basterà ancora, perché si possono cambiare le leggi sbagliate, si possono correggere politiche disastrose ed ingiuste, ma non torneremo al Paese che abbiamo sognato nella Resistenza e nella costruzione di una Carta Costituzionale splendida, se non riusciremo a ricostruire un patrimonio morale, fatto di

Smuraglia: sognando la buona politica con un pizzico di utopia

Questo il testo del discorso che il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, ha svolto domenica 9 ottobre all’Arco della Pace di Milano alla manifestazione “Ricucire l’Italia” organizzata da “Libertà e giustizia”.

“Avrei partecipato in ogni caso, a titolo personale, a questa manifestazione così importante, perché si parla di valori e di prospettive di ricostruzioni, ma ho ritenuto giusto esserci anche come Presidente nazionale dell’ANPI a portare il saluto e la voce di tutta la nostra Associazione.
È nel DNA dell’ANPI non solo conservare, difendere e tenere viva la memoria, ma anche sostenere e diffondere i valori che sono scritti nella Costituzione e vengono dalla Resistenza. Valori che si contrappongono nettamente a quei cosiddetti “valori” che la maggioranza di governo, alcune televisioni (e non solo quelle private), alcuni strumenti di organizzazione del consenso, hanno cercato di gabellare – da anni – per gli unici per i quali varrebbe davvero la pena di vivere.

Avevamo sognato un Paese democratico, nel senso del governo di molti e della ricerca diffusa del bene comune; avevamo sognato lavoro, dignità, morale, uguaglianza, solidarietà, fraternità. Ed è questo il cemento che ci ha unito nella Resistenza e dopo, negli anni difficili che ha attraversato e sta attraversando questo Paese.

Ha detto il Presidente emerito Ciampi: “Non è questo il Paese che sognavo”; ed è assolutamente vero, non solo per gli scandali, ma per la corruzione, per il disprezzo delle regole, per l’obbedienza cieca alle ragioni del mercato, alla logica del potere, dell’affermazione personale, della visibilità. Da anni ci troviamo in questa situazione, ma ora essa è diventata intollerabile, perché coloro che l’hanno creata, hanno dovuto gettare la maschera e si sono presentati per quello che sono: un volgare gruppo di potere che non mira al bene comune, ma solo al bene di sé stesso, incurante di ogni richiamo, proveniente ormai da tante parti, incurante della stessa credibilità, della dignità che devono avere gli organi di governo e quelli parlamentari, della fiducia che va scomparendo sempre di più, in una frattura che sembra insanabile e che è ormai col mondo intero.

Il Presidente Ciampi ci ha detto che quella amara constatazione non basta; occorre reagire con forza all’indifferenza, all’assuefazione, alla rassegnazione.

Noi ci stiamo battendo per questo; ed è questa la ragione per la quale l’ANPI aderisce e partecipa a questa manifestazione. E sono qui per rappresentarla, ma anche per esprimere una mia convinzione che non è solo personale, ma – andando in giro in tanti luoghi di questo Paese – vedo largamente condivisa: non possiamo aspettare un 25 luglio che forse non ci sarà, non possiamo sperare che qualcuno o qualcosa muti l’esistente, magari in maniera gattopardesca perché non è davvero possibile che questo Governo, che si regge sul potere, sul denaro, sul trasformismo, su tante basi che non hanno nulla a che fare con ciò che indica l’art. 54 della Costituzione, possa cadere da solo, consentendo che il Paese trovi la via del riscatto e del cambiamento.

Ci sono tanti segni positivi – lo abbiamo più volte rilevato – di questa volontà dei cittadini di farsi sentire e di prendere in mano il proprio destino e quello del Paese. Ma non è più tempo di manifestazioni isolate o di pur legittime proteste. Siamo in una situazione terribile, dalla quale bisogna uscire al più presto, non solo cambiando il governo, ma anche creando le condizioni perché i cittadini si trovino di fronte a istituzioni (a cominciare da quelle parlamentari) che li rappresentano davvero; ma occorre trovare un collante tra tutte le persone, uomini e donne, che amano e vogliono la democrazia. Un collante che ci unisca tutti in una volontà comune, con la sola esclusione, perentoria, di ogni forma di violenza.

Un collante tra i mille segnali di insoddisfazione, di rabbia, di indignazione, tra le molte manifestazioni di una volontà nuova. Ai partiti di opposizione dobbiamo chiedere uno sforzo di responsabilità, che sostituisca liti e contrasti con una vera unità reale, almeno su alcuno punti fondamentali e alla nuda protesta ed al pur giusto invito al Governo ad andarsene sostituisca la costruzione di un’alternativa reale e credibile, su basi solide e profonde.
Noi siamo fermamente contrari all’antipolitica perché riteniamo che la politica sia il necessario tessuto connettivo della democrazia; ma pretendiamo che si tratti di buona politica, ispirata a profondo senso morale e che i partiti considerino prioritario il rapporto con i cittadini e con la realtà e il perseguimento del bene comune.
Molti dicono di voler resistere; ma questo non ci basta più, perché è necessario andare oltre e guardare avanti, pur ispirandoci a valori e princìpi che vengono da lontano.

Molti dicono che occorre indignarsi; ma noi diciamo che siamo indignati da molto tempo e questo non è bastato a determinare la svolta. Ed allora occorre che l’indignazione sia ancora più diffusa ed estesa e soprattutto sia costruttiva.
Vogliamo guardare più lontano, scrutando il dopo, ma in fretta, perché i cittadini non possono più aspettare, ma soprattutto non possono più aspettare i lavoratori senza lavoro o con lavoro precario, non possono aspettare le famiglie che non riescono ad andare avanti, in un Paese in cui crescono continuamente le nuove povertà; soprattutto non possono più  aspettare i giovani, che hanno bisogno di certezze e opportunità ed ai quali bisogna smettere di promettere un futuro migliore, adoperandosi invece e subito per garantire un presente libero e dignitoso.
Insomma, bisogna agire e ricostruire, sapendo perfettamente che se riusciremo a salvare il Paese dal disastro incombente, se riusciremo a togliere di mezzo disuguaglianze e privilegi, se riusciremo a mandare a casa chi ha fatto di tutto per distruggere il Paese, questo non basterà ancora, perché si possono cambiare le leggi sbagliate, si possono correggere politiche disastrose ed ingiuste, ma non torneremo al Paese che abbiamo sognato nella Resistenza e nella costruzione di una Carta Costituzionale splendida, se non riusciremo a ricostruire un patrimonio morale, fatto di dignità, di fierezza, di sensibilità democratica, di uguaglianza, se non restituiremo il posto che gli spetta al lavoro come reale valore e fondamento della Repubblica, se non avremo la forza di consegnare ai giovani un patrimonio di speranze, di attese, di prospettive, di dignità che oggi sembra smarrito.

Un lungo filo da tessere, dunque; ma ormai siamo in tanti, dobbiamo crescere, collegarci, trovare nuove coesioni; ed allora ciò che pareva impossibile diventerà reale, ciò che sembrava utopico diventerà finalmente realtà. Tutto questo non è lontanissimo, anzi è a portata di mano. Occorre fiducia nella forza e nella volontà di un popolo che non ne può più di scandali, soprusi, arroganza e disuguaglianza; occorre credere, con la forza non solo della volontà ma anche della ragione, che è ora di cambiare e possiamo, dobbiamo farcela.
Voglio ricordare, proprio per collegare un passato glorioso al presente, che quando i partigiani riuscirono a liberare alcune zone dai tedeschi e dai fascisti e crearono le “repubbliche  partigiane”, dell’Ossola, della Carnia e tante altre, pur sapendo che i tedeschi potevano tornare, come infatti avvenne, vollero andare al di là del contingente e mettere in campo riforme, della scuola, della giustizia, perfino del sistema fiscale. Durò pochi giorni, talora poche settimane, ma fu un laboratorio di democrazia in una situazione ancora estremamente pericolosa, fu la dimostrazione che non si voleva solo combattere e cacciare il nemico, ma anche ricostruire un’Italia nuova, civile e democratica.

Qualcuno ha detto che, in quelle condizioni, si trattava di un ottimismo della volontà, che rasentava, in qualche modo, l’utopia. Ma quante volte, anche nel nostro Paese, dall’utopia si è passati alla realtà; e non è a caso che pochi dopo, giunse il 25 aprile, il radioso giorno della Liberazione. Anche noi, oggi, dunque, faremmo davvero un gran bene al Paese se anche solo per un momento, al sogno di vedere scomparire questo volgare gruppo di potere, riuscissimo ad aggiungere, con un pizzico di utopia, la convinzione che quel sogno sta per realizzarsi, ma dipende da noi, dalla nostra volontà, dalla nostra unione, trasformarlo in soluzioni concrete.Insomma, dobbiamo crederci con tutte le nostre forze ed impegnarci fino allo spasimo per realizzarlo, questo Paese nuovo e diverso, questa coscienza civile finalmente matura e responsabile, capace di determinare il vero destino di un Paese che, pur nei suoi limiti e difetti, non sembra meritare questo sfascio e questa disgregazione ed ha solo bisogno di essere aiutato a ritrovare, nell’unità, nella solidarietà, e nell’uguaglianza, quel senso diffuso di cittadinanza e, mi sia consentito, di fratellanza e di giustizia sociale, che ha saputo cogliere nei momenti fondamentali della sua storia”.

15 OTTOBRE A ROMA – INDIGNATI

Manifestazione “indignados” Roma 15 ottobre, Alemanno: “Non sarà come il 14 dicembre”
Sabato 15 ottobre Roma sarà teatro della manifestazione europea dei cosiddetti “indignados” contro “le politiche della Bce, del Fmi e dei Governi nazionali”. Secondo gli organizzatori della manifestazione quella romana sarà solo la prima tappa di un processo più lungo che continuerà nei prossimi mesi. Sul web da settimane continua il tam tam per l’organizzazione di autobus che convoglieranno i migliaia di indignados italiani a Roma.

Manifestazione “indignados” Roma 15 ottobre, Alemanno: “Non sarà come il 14 dicembre”
Sabato 15 ottobre Roma sarà teatro della manifestazione europea dei cosiddetti “indignados” contro “le politiche della Bce, del Fmi e dei Governi nazionali”. Secondo gli organizzatori della manifestazione quella romana sarà solo la prima tappa di un processo più lungo che continuerà nei prossimi mesi. Sul web da settimane continua il tam tam per l’organizzazione di autobus che convoglieranno i migliaia di indignados italiani a Roma

Sabato  ottobre a Roma gli indignati italiani manifesteranno contro le politiche della BCE, del FMI e dei governi nazionali. Secondo gli organizzatori della manifestazione, quella di Roma sarà solo una prima tappa di un percorso più lungo che continuerà nei prossimi mesi.

Tutto è pronto per il 15 ottobre a Roma. Gli Indignados di tutto il mondo stanno manifestando, occupando strade e centri finanziari, per protestare in modo pacifico, contro chi ha causato la crisi economica. Il messaggio è partito da New York, è passato per Seattle, Detroit, e ha raggiunto Londra, Siviglia e adesso Roma. Gli indignados si sono messi d’accordo sul web, tramite Facebook, Twitter e l’obiettivo minimo degli organizzatori è portare in piazza sabato circa 150 mila persone. Sui siti on line si parla di un milione di indignados italiani pronti a raggiungere la capitale. Non solo per manifestare ma per restarci, per «portare l’assedio permanente alla city politica».

Il percorso si snoderà da Piazza Esedra a San Giovanni, passando per i Fori Imperiali e il Colosseo per poi concludersi in piazza San Giovanni. I rappresentanti del «Coordimento 15 ottobre» hanno incontrato i funzionari della Questura di Roma senza tuttavia trovare un punto di incontro, ribadendo la loro posizione («la piazza ci sta stretta»). Tutta l’Italia si sta mobilitando per raggiungere Roma; hanno già dato l’adesione, tra gli altri, Usb, Sinistra critica, Popolo Viola, Rifondazione comunista, Arci, Cobas, Rete28 aprile e moltissimi centri sociali.

Non è previsto da parte degli organizzatori un servizio d’ordine. Questa libertà d’azione che potrebbe sfociare in «blitz creativi» è un aspetto che preoccupa non poco la polizia. Potrebbe esserci la possibilità che gruppi non identificabili e fuori da qualsiasi controllo tentino azioni provocatorie contro le banche o i palazzi della politica. E’ quindi importante sottolineare che le intenzioni degli indignados sono sì di protestare ma in modo pacifico.

Patrizia Mattavelli, Roma.